Flashforward – Missione 1 (2)

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La fiamma di cristallo e la lama d’ombra

“Pandora Fearblade e Beatrix First,
Siete convocate al palazzo del Signore di Karga per questioni della massima urgenza. Siete pregate di recarvi il prima possibile a Karga dove riceverete dettagli sul problema e sui pagamenti.”

Pandora Fearblade e Beatrix First,

Siete convocate al palazzo del Signore di Karga per questioni della massima urgenza. Siete pregate di recarvi prima possibile a Karga dove riceverete dettagli sul problema e sui pagamenti.”

La voce di Beatrix era assonata. Mentre leggeva ad alta voce il contenuto della lettera, si passava una mano tra i capelli neri, cercando di togliere i nodi formatisi durante la notte.

«Quindi?» disse, mentre, poco per volta, acquistava lucidità.

«La-vo-ro!» scandì una voce di fianco a lei. «Sono mesi che non ci sono missioni e io mi annoio.» Seduta sul letto accanto, Pandora incrociò le gambe e la guardò vogliosa, come a volerla fare sua. Gli occhi erano di un castano così inteso che sembravano potessero accendersi, brillavano per la felicità. Dopo settimane di noia, un nuovo committente era una lieta novità.

Beatrix osservò la pergamena che avevano usato e ne studiò il sigillo. Per un attimo si chiese il perché di quella consegna stramba, ma poi si ricordò che a Falkedorf non era raro vedersi recapitare messaggi nei modi più strani. L’appoggiò su uno dei due comodini e si alzò dal letto, imitata da Pandora.

Recuperarono i vestiti per prepararsi, riposti nell’armadio senza badare troppo a quale oggetto appartenesse a chi. Beatrix guardò la zona più alta del mobile e poi fissò Pandora, che rise per le difficoltà dell’amica. Si allacciò la benda sull’occhio destro e afferrò le armi poste sul ripiano superiore per passarle a Beatrix.

«Vai dal Messaggero», le suggerì Pandora. «Preparo io le cose. Quando tornerai troverai tutto in ordine e pronto per la partenza!»

Beatrix sorrise all’amica e lasciò la camera. Stiracchiò le braccia per convincere il sangue a circolare. I corridoi in pietra che stava attraversando erano ricoperti dagli stendardi di Falkedorf. Quei simboli erano ovunque, per ricordare sempre a tutti a cosa avevano giurato fedeltà. Per anni quella era stata la sua casa e non aveva bisogno di altro. Erano luoghi familiari, anche se non si potesse dire che vi fosse davvero legata, per questo motivo, allontanarsi dalla roccaforte non era un problema. Anzi, preferiva restare in viaggio piuttosto che avere un posto fisso.

In pochi minuti, arrivò alla sala comune, il luogo in cui venivano assegnate le missioni e in cui ci si poteva riposare o chiacchierare prima o dopo gli incarichi. Beatrix guardò la bacheca ancora vuota di richieste, quel periodo di pace sembrava non avere mai fine. Era qualcosa che la inquietava, sembrava che addirittura i criminali si fossero dati una calmata in attesa di una tempesta più forte.

A una scrivania, era seduto il Messaggero, colui che teneva il conto di chi entrava, usciva e che portava le richieste al Mentore. L’uomo leggeva un libro ed era visibilmente annoiato dal turno di notte. Beatrix si avvicinò.

«Insonnia? È ancora presto per la sveglia di voi mezzani. Vuoi qualcosa da fare?» chiese vedendola arrivare.

A Beatrix quel titolo non dispiaceva. Erano bastati poco più di due anni affinché lo raggiungesse, molto più in fretta degli altri adepti. Da mezzana poteva scegliersi l’incarico, ma non aveva il potere di partecipare alle decisioni prese dalla roccaforte. E questo le lasciava abbastanza libertà per essere autonoma di girare e viaggiare.

Scosse la testa.

«No. Volevo solo avvisare che io e Pandora andiamo via per qualche tempo; dato che qui non c’è nulla da fare, abbiamo deciso di accettare una missione esterna. Se avete bisogno noi, ci stiamo recando a Karga.»

Il Messaggero annuì, segnandosi i nomi su un foglio. Beatrix fece un piccolo inchino e ritornò in camera. Non trovò Pandora, ma le sue cose erano appoggiate sul letto insieme alle sue armi. Legò la spada lunga al fianco, mise la faretra e lo zaino sulle spalle e assicurò il prezioso manufatto creato da suo fratello sotto la giacca.

Uscì dalla stanza, non preoccupandosi neanche di chiuderla a chiave: tutto ciò che possedevano, era racchiuso nei loro zaini. Si recò nel cortile esterno e da lì alle stalle, dove Pandora aveva fatto sellare due cavalli per il viaggio. Beatrix guardò pensierosa uno dei magnifici animali senza vederlo realmente.

«Forse sarebbe meglio camuffarsi. Non penso sia il caso di muoverci a viso scoperto. Non credo, ma potrebbe essere una trappola.» Dentro di sé pensava di stare esagerando, sentiva che era la paranoia a parlare e non la logica: quali nemici poteva avere ancora, dopo tutti quegli anni? In fondo nessuno aveva un reale motivo per avercela con lei, di solito si rifacevano sul mandante, non di certo sul sicario. Cos’era, allora, quella strana sensazione di pericolo e ansia che provava da qualche tempo?

«Dici?» Pandora vide l’amica con lo sguardo perso nel vuoto e decise di assecondarla. Del resto una precauzione in più non avrebbe fatto di certo male, inoltre chi le aveva assoldate doveva aspettarsi che non si sarebbero mostrate fino all’ultimo.

«Può darsi… ok. Allora prima di partire ci “facciamo belle”!»

Estrasse da una delle sacche legate al cavallo una scatola piena di trucchi, peli e capelli finti. Le due ragazze in pochi minuti scomparvero. Pandora aveva cercato solo di cambiare un po’ i connotati. Con un po’ di trucco al punto giusto, il volto di solito molto sensuale, divenne più tondo e mise qualche neo e imperfezione, giusto per simulare dei particolari che non aveva. A volte bastava un neo in qualche punto particolare da far sparire in fretta, per nascondersi nella folla.

Beatrix, invece, decise di provare a cambiare genere: si tramutò in un ragazzo imberbe. Raccolse i capelli, si strinse il seno in alcune fasce (ringraziò di averlo piccolo) e si tolse il corpetto che aveva indossato in camera, lasciando solo la casacca scura sotto.

Salirono in sella e diressero i cavalli fuori dalle stalle. All’esterno il sole era appena sorto e i primi raggi illuminavano le case che circondavano e proteggevano la gilda. L’edificio da cui si stavano allontanando era la costruzione più grande del villaggio e si trovava sulla sommità di una piccola collina. All’apparenza, Falkedorf era una piccolissima città-stato; per chi sapeva, era la sede di un gruppo di persone addestrate nelle arti più disparate e che accettavano lavori da chiunque potesse permetterselo.

Beatrix e Pandora si mossero tra le piccole e sinuose strade della città ancora addormentata, lasciandosi indietro la base. Superarono le case più alte, sotto lo sguardo vigile degli arcieri, per raggiungere quelle più basse, che si trovavano ai piedi del colle, e infine il portone d’ingresso. La strada continuava attraverso una radura che presto lasciava il posto a un bosco di noci e nocciole, il cui legno era sfruttato sia da Falkedorf sia da Karga.

Il viaggio dalla gilda a Karga non era lungo, poco più di un’ora di tempo nelle condizioni migliori, e in quel caso furono talmente ottime da rendere il viaggio noioso.

«Allora… che mi dici di Alain?» Il sorriso di Pandora si allargò, raggiante e avido di sapere come fosse andata.

«Uno stupido, arrogante e saccente. Neanche troppo bello, in realtà.» Beatrix era visibilmente seccata, non dalla domanda dell’amica, ma dal ricordo di Alain.

«Oh dai, ha un fisico niente male.»

«Come chiunque altro là dentro.»

Pandora rise, le piaceva stuzzicare la sua Beatrix. «Resterai zitella.»

«Se l’alternativa è Alain, non la trovo così male. Niente gravidanze, niente obblighi, nessuno di cui tener conto e… no! Lo so a cosa stai pensando! Non mi interessa che sia uno dei maestri, lo trovo… viscido.»

«Tu trovi qualunque uomo viscido.» La verità faceva male.

«Hai una pallida idea di che ha combinato in missione? Per farmi ingelosire ha flirtato con la cameriera che lo ha drogato! Ok, il piano è filato liscio perché il suo lavoro lo sa fare, ma… dio mio! No, non Alain!»

Pandora la guardò di sottecchi, un solo sguardo che valeva più di mille parole. «Dimmi un uomo che non reputi viscido, avanti.»

Beatrix guardò l’amica sconvolta.

«Così mi offendi! Stai forse insinuando che giudico un uomo dal suo essere maschio?» chiese toccandosi il petto con una mano.

Pandora si incupì. Beatrix stava scherzando, e non aveva neanche iniziato lei; a tutti gli effetti, aveva cominciato Pandora quel discorso, ma quella frase aveva risvegliato… altro.

«Io lo faccio», sussurrò.

Beatrix colse il cambiamento nel tono e immediatamente si pentì di quella scelta di parole. Ricacciò in un angolo remoto del cuore il lato giocoso della sua anima.

«Hai visto le nuove armi arrivate dal sud? Ce n’è una che ti piace? A me ispiravano quei cerchi! O anche i pugnali ricurvi!»

Pandora si riscosse, illuminata a nuova vita. «I ventagli!»

Il discorso uomini fu accantonato, del resto erano stati sempre maschi coloro che, più di tutti, le avevano fatte soffrire.

Un paio d’ore dopo, arrivarono alle alte mura di Karga.


Capitolo revisionato il 24/07/2018


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11 pensieri su “Flashforward – Missione 1 (2)

  1. Eccomi! Ho deciso non fermarmi al prorogo, in modo avere una visione leggermente più ampia della storia. Non sono ferrata col fantasy, è da anni che non leggo storie del genere. E infatti mi sono sorti degli interrogativi sui luoghi. Per esempio, la figura del Messaggero mi è piaciuta parecchio, ma ho avuto difficoltà a capire dove si è mosso. All’inizio sta vicino la roccaforte di Falkedorf e ha paura di farsi scoprire. Nel capitolo successivo Beatrix lo vede a un tavolo, presumo dentro Falkedorf, quindi ha abbandonato l’intento di passare inosservato. Con il prorogo hai messo molta carne al fuoco: hai parlato di battaglie, di eroi che non si credono eroi, di divinità del nulla (wow queste sì mi intrigano! :D). Sicuramente hai instillato la curiosità di saperne di più e di proseguire. Il tuo stile mi piace molto, è chiaro e si legge in modo fluido. Ho apprezzato molto anche le descrizioni. Beatrix e Pandora mi piacciono già, Pandora soprattutto: mi sembra una che brama l’azione. Alla prossima! 🙂

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