Le dodici porte: la scoperta del segreto [recensione]

Eccoci pronti a una nuova recensione!

Attenzione! Da non confondere con Le dodici porte di Daisy Franchetto!

Autore: Veronica Pellegrino
Edizione: digitale (8,99€) e cartacea (0,99€)
Dimensioni: 1094 KB
Lunghezza stampa: 170 pagine

Trama: In un Egitto sospeso tra mito e leggenda dove tutto esiste in possibilità non manifesta, Aley Amira, orfana diciassettenne, crede di poter ricomporre i pezzi del suo oscuro passato, alla ricerca del mistero che avvolge la sventurata morte dei genitori. Unico ricordo della vita precedente, un diadema prezioso regalatole dal padre prima di lasciarla alle cure della zia, Juhanah.

Tormentata dal solito e ricorrente incubo, Aley non sa che il suo destino sembra essere già scritto e in Egitto vive una seconda vita: è lì che il mondo che pensa di conoscere le crolla addosso.

– La magia esiste, non è una favola per bambini! –

Il misterioso Dhaki romperà la sfera di cristallo nella quale la ragazza viveva, rivelandole dell’antico legame che unisce il popolo d’Egitto alla magia, un legame antico.
Aley, in collera, pretenderà una spiegazione da Juhanah che, per paura di perdere l’amata nipote, l’aveva tenuta all’oscuro dell’esistenza delle arti magiche, ritenute troppo pericolose.

Purtroppo l’Egitto sarà minacciato da Darchonir, un mezzo demone che col suo esercito dell’abisso sconvolgerà la terra del Sole, facendola sprofondare nel caos. La città è in stato d’allarme, l’incubo che sembrava tormentarla era adesso realtà, sarà il pericolo a risvegliare il potere sopito della ragazza, un potere che adesso le scorreva nelle vene come sangue.

Tutto sembrava ormai perduto, l’Egitto in fiamme, ma grazie all’aiuto di Muahddib, un ragazzo dalla folgorante bellezza e all’apparenza sconosciuto, Aley riuscirà a imbarcarsi per le coste di Treon alla ricerca di un Maestro che possa svelarle i profondi segreti dell’arte magica al fine di potere, un giorno, vendicare la misteriosa morte dei genitori.

Durante il viaggio Aley scoprirà la verità sul suo passato, una verità che la lascerà senza fiato.

L’avventura ha inizio.

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Le Dodici porte è un romanzo fantasy ambientato in un’epoca e in un periodo storico molto precisi. Aley è una ragazza che vive ad Ankara assieme alla zia e all’amica d’infanzia e i suoi sogni sono costellati di incubi che lei non comprende. Un giorno decidono di trasferirsi in Egitto e da qui parte un susseguirsi di eventi che la porteranno prima a scoprire verità celate sul suo passato e poi a intraprendere un viaggio assieme al faraone Iske e ai suoi fedelissimi per sconfiggere il malvagio demone Darchonir.

Stilisticamente il romanzo ricorda una lunga favola in cui ci vengono narrate solo le vicende principali, senza soffermarsi troppo su dettagli che potrebbero apparire inutili. Per esempio ci viene detto che Aley era molto amata dalla servitù, ma non ci viene mai mostrata nello specifico una scena in cui si veda effettivamente il rapporto che la ragazza ha con gli abitanti della casa. Questo particolare, unito agli infodumb dati da alcuni personaggi, ricorda molto quello dei classici ottocenteschi, in cui spesso la narrazione veniva interrotta da racconti di avvenimenti vissuti dai protagonisti e spiegazioni, a volte molto lunghe, dei luoghi visitati.

Ho apprezzato molto i dialoghi che spesso risultano teatrali. Personalmente amo questo genere di approccio, lo trovo adatto a un certo tipo di narrazione più magica e simbolica che votata alla vera ricerca del realismo.

Le descrizioni sono sempre molto accurate e precise… a volte direi anche troppo. Se è bello sapere come è vestita Aley in certe occasioni, lo è un po’ meno sapere come lo è il soldato con cui parla per strada. In quest’ultimo caso il rischio di perdersi in dettagli poco importanti, porta a “dimenticare” quanto capitato prima ed è un errore fatto spesso, soprattutto durante i dialoghi che sono spezzati da intramezzi troppo lunghi, troppe volte sono dovuta tornare indietro per capire a quale domanda stava rispondendo Aley, spostare queste descrizioni a dopo il dialogo completo (quindi non eliminandolo del tutto), avrebbe reso per me la lettura molto più fluida.

L’ambientazione è egizia e si sente molto la ricerca fatta sui luoghi e sulla mitologia, tuttavia non mi convince a pieno la scelta di alcuni termini (come “chiesa”, che è una costruzione tipica occidentale) come l’uso del nostro calendario e di una scelta a mio avviso poco felice e che rompe l’atmosfera creata: l’uso del dialetto. Non sono del tutto convinta che nell’anno 988 esistesse già il dialetto romano, ma in ogni caso le parlate di Sisto Augusto e di Vladimir creano un effetto grottesco che mi ha ricordato molto lo stile usato da “Asterix e Obelix”, che in un romanzo simile purtroppo non funziona bene.

Di solito non parlo della forma, ma questa volta c’è stata, da parte dell’autrice, una scelta grafica particolare. Tutti i dialoghi sono in corsivo, non so quale sia il motivo dietro questa scelta, ma ho riscontrato un piccolo problema in questi punti in quanto sono abituata a vedere i pensieri in corsivo, o comunque dialoghi che dovrebbero essere importanti, e non il diretto. Risulta essere una scelta ridondante perché già annunciati dai caporali, però ripeto che non so se è presente una scelta dell’autrice ragionata su qualche base di cui non sono a conoscenza.

A discapito dei difetti fatti notare, la storia è stata di mio gradimento e l’ho letta con piacere nonostante lo stile risulti ancora molto acerbo, anche se già riconoscibile. A essere sincera, avrei voluto saperne di più di quelle scene che non sono state narrate ma solo riassunte in poche righe, i libri corposi non mi spaventano e consiglierei, in futuro, di non aver timore di raccontare anche scene che non sono legate direttamente con la storia principale ma che rendono i personaggi più umani.

Se vi piacciono i racconti fantastici e un po’ fiabeschi, con ambientazione un po’ atipica, questo fa sicuramente per voi 🙂

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