Flashforward – missione 2 (2)

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Palazzo di Karga, il giuramento

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Diretta in camera sua, Beatrix rimuginava su quanto accaduto. Era abituata ai pazzi, ne era circondata. Neanche lei era totalmente sana di mente, ma una cosa simile era la prima volta che le capitava: una guerriera tornata dalla morte che di punto in bianco le prestava giuramento davanti. Arrivata nella stanza, trovò la porta del bagno socchiusa e si intrufolò. L’ambiente era poco più piccolo di quello con i letti ma era circolare. Pandora aveva buttato i vestiti in una cesta. C’era anche un mobile aperto senza antine, con diversi ripiani pieni di asciugamani fumanti. Dalla vasca interrata spuntava la testa castana di Pandora. «Dobbiamo tornare a casa per forza? Questo posto è fenomenale!» esclamò Pandora voltandosi per guardarla.

«Certo… come no», rispose Beatrix.

«Che succede?»

Si fermò sul bordo e guardò l’amica. Dopo un attimo di esitazione, le mostrò il ciondolo.

«Cos’è? Non stare lì però, entra anche tu.»

A quelle parole, Beatrix si avvicinò alla cesta e iniziò a spogliarsi. «A saperlo. Mi è apparso poco prima che Kalad’ur finisse di riportare in vita la Naiade. Il problema… è il dopo.» Appoggiò i vestiti nella cesta ed entrò nella vasca, di fronte all’amica. Si accorse solo allora di non poter togliere il ciondolo.

«Dopo?»

«Questo ti farà ridere. Si è rialzata, tutta convinta, si è messa davanti a me e ha estratto la spada.»

«Cos’ha fatto?!»

«Calma. Ha appoggiato la lama a terra, si è inginocchiata e…» sospirò, «mi ha giurato fedeltà.»

Pandora strinse gli occhi e allungò il collo verso Beatrix. La osservò qualche secondo per poi dire: «Perché? Lei mica è un campione?»

Beatrix sollevò le spalle. «Non lo so, ha detto che deve spiegarmi. Ora non è che mi andasse di sentire chissà quale storia strappalacrime, così ho evitato. Dopo deve spiegarmi, dopo pranzo magari. Anzi no, cena. Voglio farmi un giro in città.»

Pandora abbassò la testa e venne scossa da tremiti, poi scoppiò a ridere sguaiatamente. «Un campione del dio del sole giura fedeltà a te! Giuro, questa è la cosa più divertente che abbia mai sentito! Un campione!  Ti prego, dimmi che le dirai chi sei!»

«Non posso, lo sai. Non possiamo.»

«Però sarebbe troppo divertente!»

«Non lo nego, anche Kalad’ur è dello stesso avviso. Ora però voglio solo rilassarmi nella vasca, vedremo più tardi cosa vuole…»

***

La Naiade era avvolta dalla schiuma. Sul suo mondo il bagno caldo era un lusso per pochi e poche volte all’anno, anche (e soprattutto) per una questione di pudore, ma a lei piaceva crogiolarsi nell’acqua calda. Immersa in tutta quella tranquillità, poté finalmente fare mente locale su ciò che l’era capitato. Faticava a credere alla sua resurrezione, però gli altri la davano per assodata. Una morte assurda, tra l’altro. Non ricordava neanche come fosse successo. Poi c’era Kalad’ur. Da ciò che aveva detto Beatrix, doveva essere potente. Temette che le persone natie di quel mondo avrebbero potuto conquistare il suo con nient’altro che delle spade. Come lei era arrivata lì, esseri simili sarebbero potuti arrivare nel suo.

Impossibile. Non c’è niente nel tuo misero mondo che possa interessare a qualcuno. Niente magia, niente poteri…

«Cosa…? Come…?»

La Naiade si coprì d’istinto e si guardò attorno cercando Kalad’ur. Come aveva fatto a entrare, senza che se ne fosse accorta?

“Non sono entrato. È solo che mi hai servito la battuta su un piatto d’argento, come potevo non rispondere? Torna ai tuoi pensieri, ho altro da fare ora.”

«Pure questa adesso. Neanche nei miei pensieri posso stare sola?»

Uscì dalla vasca. Le era passata la voglia di farsi il bagno, non sarebbe più riuscita a goderselo. Si mise solo l’abito, evitando l’armatura, tanto non sarebbe andata da nessuna parte per quel pomeriggio. In realtà avrebbe voluto conoscere meglio la sua signora, visto che l’aveva trovata. Rispetto agli altri, sembrava quella più equilibrata. Aveva i modi tipici di chi sa muoversi in certi ambienti, a differenza di Kramer, Darkbolt e Blitz. Per fortuna era lei la sua padrona e non uno di quei tre, chissà che avrebbero fatto con il ciondolo. Decise di riposarsi un po’ prima di andare a pranzo.

***

Durante il pranzo nella sala comune, quasi tutti si sedettero nello stesso posto della sera prima. Kramer e Blitz si misero davanti alle ragazze e la Naiade si sedette di fianco a Beatrix, con disappunto di Pandora.

«Tu non entri in ira, tu diventi un pazzo scatenato!» disse Toruk rivolgendosi a Darkbolt. «Devi imparare a controllarti di più.»

«Non è vero, vinco sempre!» ribatté il fratello.

«Certo. Facendo fuori anche i tuoi compagni però!»

«Scusate,» si intromise La Naiade, «cos’è l’ira? Ne stavate parlando anche l’altra volta.»

«Giusto, tu non lo sai. Essere un avventuriero è un vero e proprio lavoro e alcune città, come Karga, li suddividono in classi. A lungo andare, questa cosa ha generato delle vere e proprie professioni specifiche, persone che si focalizzavano al massimo in determinate abilità prendevano determinati nomi. Gli esempi più particolari siamo noi barbari e i ladri. “Barbaro” era tutto ciò che esisteva fuori dai confini civilizzati e combattevano imitando gli orsi. La loro abilità è stata portata all’estremo, sviluppando uno stile che sfrutta una rabbia controllata. Alcuni però hanno portato questa caratteristica allo stremo, lì si chiama furia ed è pericolosa… molto pericolosa. Per i ladri è successa una cosa simile. Prima che la legge dettasse regole, gli avventurieri chiedevano ai ladri di strada di aiutarli a scassinare porte e a trovare trappole. Qualcuno ha trovato il lavoro d’avventuriero più redditizio, sicuro e divertente che rubare in casa, per cui “ladro” ora significa anche chi esplora nel gruppo di avventurieri.» La Naiade seguì il discorso di Toruk con attenzione, più che altro per cercare di capire qualcosa dal flusso ininterrotto che era il ragionamento del mezzo drago.

Toruk evocò il suo piatto e fu visibilmente disgustato. Per quel giorno avevano preparato della minestra di verdure e si lamentò parecchio. Neanche a Kramer andava di mangiare quella cosa dopo una missione, ma non osò dire parola. Toruk era di casa, lui no.

«Che dobbiamo fare ora?» chiese Kramer, con lo sguardo fisso sulla pietanza.

«Compere?» rispose Pandora. «Cioè, noi compere. Voi, boh.»

«No, intendevo… lasciamo stare», borbottò Kramer sollevando disgustato il cucchiaio. «Io, quasi quasi, vado a mangiare fuori.»

«Ti faccio compagnia, se vuoi», gli disse Toruk alzandosi dal tavolo. Si fermò di colpo per guardare qualcosa dietro le spalle di Beatrix che a sua volta si girò per capire di cosa si trattasse. Zaneide li osservava, attendendo il suo turno per parlare.

«Scusate il disturbo, ma dobbiamo chiedervi una cosa. Mentre eravate in missione, un gruppo di ogre ha attaccato la città. Sono stati sconfitti in poco tempo, ma a quanto pare sono stati istigati da qualcuno presente a Seaport. So che vi siete appena ripresi dalla missione precedente, ma vi chiedo di partire prima possibile per capire chi possa avercela con Karga. Magari prima passate da Gerard, è lui che si occupa delle ricompense.»

«Domani va bene, vero? Seaport è a tre ore da qui», supplicò Toruk.

«Sarebbe meglio oggi, vi teletrasporterete e vi daremo una pergamena per tornare indietro. Non so quanto possiate stare là, però.»

«Ma sì, tanto è stata una passeggiata la torre, no?  Siamo tutti sani e salvi, possiamo partire anche ora», canzonò Pandora, enfatizzando il tutti sani e salvi. 

Zaneide fece un leggero cenno con il capo e si allontanò, mentre la Naiade osservava Pandora stupita, incapace di comprendere la frecciatina.

«Facciamo fra due ore qui? Così voi due mangiate e noi abbiamo il tempo di prepararci?» chiese Beatrix.

Toruk sorrise alla ragazza. «Inizio a volerti bene, sai? La vecchiaccia ci avrebbe lasciato digiuni! Forza, andiamo!»

«In realtà sarei venuta anch’io, ma ho altro da fare», spiegò guardando la Naiade. «Togliamoci questa incombenza, prima però andiamo da Gerard.»

Toruk squadrò le tre ragazze, chiedendosi cosa fosse successo. «Ma cos… vabbè, affari vostri.» Andò verso la porta con Kramer, Blitz e Darkbolt.

Beatrix si alzò. «Vado da questo Gerard, recupero la ricompensa e ci incontriamo in camera mia.»

La Naiade la fissò per qualche attimo, finché decise di esprimere il suo dubbio: «Ma è così importante la ricompensa per voi?»

Beatrix iniziò a parlare prima che Pandora potesse rispondere, aumentando leggermente il tono di voce per la prima parola. «, e dovrebbe esserlo anche per te. Gli oggetti che uso per le missioni non sono gratis e noi rischiamo la vita per farle. Non sai mai cosa potresti trovare, per questo ci facciamo pagare, anche la mia esperienza è d’aiuto e anche per quella ho sudato. Vuoi il mio aiuto? Bene, mi devi pagare, perché per poterlo fare bene, io ho bisogno di mangiare, vestirmi ed equipaggiarmi. Quindi, anche per il tuo stesso committente e per quelli futuri, devi farti dare in cambio qualcosa. Fra dieci minuti, in stanza.» Si allontanò dal tavolo. Al suo passaggio, Pandora notò alcune teste che si voltavano a guardarla e pensò che se non fosse stata così rigida con se stessa, allora avrebbe potuto divertirsi parecchio. Tuttavia lei e Beatrix erano cresciute in ambienti diversi e parte del fascino della sua amica stava proprio in quella sua aura di mistero che la circondava. Si sentiva quasi un’eletta a conoscere il suo passato, un’incognita che neanche i maestri di Falkedorf erano riusciti a svelare.

«Senti», disse voltandosi verso la Naiade, «non so cosa tu abbia fatto, pensato o chessoio. Vedi di rigar dritto con lei, perché se le succede qualcosa, tu sei finita.» Si alzò per raggiungere l’amica. La Naiade rimase stupita dalla minaccia. Cosa aveva fatto?  Sentì nella testa una risata e si voltò. Kalad’ur la stava osservando divertito.

***

Cosa ne pensate?

Vi state facendo qualche idea o è ancora tutto troppo vago?

Questa storia è basata perlopiù sui rapporti che si instaureranno tra i personaggi, secondo voi come andrà a finire con quelle tre?

EDIT: In questo capitolo ho sistemato i POV che continuavano a incastrarsi, spero che sia più chiara e fluida adesso la lettura 😊


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