L’avvento del lupo [recensione]

Autore: Barbara Repetto
Edizione: digitale
Casa Editrice: Zenith Books
Dimensioni: 1048 KB

Trama: La Terra del Vespro è in guerra da anni, e la guerra non risparmia nessuno. Cederik dovrà purtroppo fare i conti con questa dura realtà, ritrovandosi a soli tredici anni catapultato in un mondo estraneo e violento, privato dei suoi cari e dei suoi beni, senza alcun tipo di speranza per il futuro. Malgrado la nuova condizione d’impotenza, il giovane protagonista non si darà per vinto: accanto al suo padrone e maestro ser. Nemo riconoscerà lo spirito del guerriero che è in lui, e con determinazione e coraggio forgerà un nuovo destino.

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Un ragazzo attende che il proprio destino venga deciso. Come un oggetto, lo valutano e infine viene acquistato per diventare il servo di un cavaliere, almeno all’apparenza. Inizia così “L’avvento del lupo“, il primo libro della saga fantasy “Il ciclo dei guerrieri del sole“.

Dopo essere stato venduto, poco per volta veniamo a sapere della storia del ragazzo: come è arrivato in mano al venditore, della sua famiglia d’origine e del suo obiettivo. Il primo libro non è altro che una lunga introduzione dove gli unici personaggi che conosciamo sono il giovane Cederik e il misterioso Sir Nemo. Il primo è un ragazzo arrogante, pieno di sé e snob; il secondo è un cavaliere dal passato oscuro, di lui non sappiamo altro che il nome e l’appartenenza a una religione iniziatica molto selettiva. Non sapremo altro, in realtà neanche della trama. I due viaggiano insieme, tra problemi e litigi, imparano a conoscersi e Cederik cresce. Cresce molto: impara a lottare, impara a vivere, impara a rispettare il prossimo. Questo lungo viaggio è stato piacevole, tuttavia vi avviso che la trama in sé per ora è scarna, così come l’ambientazione.

Nonostante alcuni difetti, la lettura mi è stata molto veloce e la curiosità di sapere come sarebbe proseguito il viaggio è stata davvero tanta. Cederik ha quattordici anni quando inizia il suo percorso accanto a Sir Nemo, ne ha diciassette al termine. Sir Nemo, di contro, sembra fissato in un eterno momento. Un personaggio misterioso che insegna qualcosa anche solo coi suoi silenzi. Un uomo alquanto affascinante aggiungerei. Ho trovato le descrizioni, le leggende e l’incontro/sogno con gli spiriti davvero molto belli e delicati ma, come ho detto sopra, ho trovato qualche piccolo difetto.

La narrazione è in prima persona al passato e ricorda molto un diario. In realtà credo che, se lo fosse stato davvero, avrebbe avuto una spinta in più. Questo non è certo un difetto, se non fosse per una piccola nota stonata: i pensieri diretti che, essendo in prima persona, sono di troppo. Tutto quello che leggiamo è un pensiero del protagonista e la parola “pensai” seguita da un diretto risulta spesso pleonastico.

Lo stile resta fluido, in certi punti altisonante, tuttavia un po’ grezzo. La mancanza di refusi denota un testo curato, ma manca ancora una piccola limatura stilistica (la forte presenza di aggettivi e avverbi, alcune costruzioni un po’ troppo articolate, altre al contrario che stonano un po’ con il tipo di lessico usato…).

Ho a volte avuto l’impressione che alcune parole fossero usate con significati non proprio corretti, soprattutto per quanto riguarda la parola “empio”.

“Non aggiunsi altro, ero rimasto impressionato; dopo quel discorso avevo capito che, stando con lui, avrei imparato molto, forse addirittura a vivere e morire nella maniera più empia“.

“Questo è il più empio luogo di lutto che esista al mondo.”

Sono quasi certa che si intendesse “sacro”, non “empio”.

Ci sono inoltre alcuni piccoli problemi di coerenza, che forse a una lettura più superficiale sarebbero passati inosservati, ma che io riporto per dovere di cronaca. Faccio dei piccoli esempio per farmi capire:

  • nel primo scontro l’imboscata è improvvisa, ma fa in tempo a nascondersi, addirittura ad arrampicarsi su un albero con tutto lo zaino.
  • Questo è stato più che altro un problema derivato dal mio hobby, per cui mi sento di segnalarlo. Tutto d’un tratto afferrò un pugnale e, prima che potessi obiettare, recise il filo, riaprendo la ferita. à una ferita non è un ricamo su stoffa, non la riapri quante volte vuoi. La pelle, una volta bucata è bucata, di conseguenza dovrebbe riseguire i fori già effettuati, rendendo vana l’intenzione educativa del gesto.

In conclusione, la lettura è piacevole e semplice anche se il testo può sicuramente migliorare. I personaggi sono ben caratterizzati (pure il cavallo; no, non scherzo), le descrizioni sono belle e accurate. La trama appena accennata fa da apripista a un mondo forse più approfondito e curato di ciò che ci viene mostrato da questo capitolo iniziale. Non ho mai letto moltissime opere low fantasy, ma mi sento di consigliarlo a chi piace quel genere.


Della stessa Autrice

II – L’onore del drago

2 pensieri su “L’avvento del lupo [recensione]

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