Flashforward – missione 2 (12)

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Seaport, amico o nemico?

Darkbolt era in preda all’ira controllata. I suoi muscoli si erano ingrossati e le scaglie si erano alzate dalla pelle, facendolo apparire più grosso e minaccioso. Il respiro era affannoso, ma gli occhi erano calmi, quasi senza vita. Si voltò verso Kramer che continuava a colpire il mostro, pronto ad atterrare chiunque attaccasse il suo nuovo padrone.

«Dormi!» Una piccola sfera di luce partì dalle mani di Beatrix e colpì la testa del mezzo drago, che cadde a terra svenuto. Lo spadone di Kramer tagliò di netto la testa della bestia. Blitz si lanciò alla volta della Naiade, evocando incantesimi su incantesimi mentre cercava di tamponare le ferite.

«Utile», disse Kramer rivolto a Beatrix. «Potevi dircelo che sapevi usare qualche trucchetto pure tu.»

«Non pensavo che potesse ancora essere utile. Di solito non lo uso in combattimento», si scusò Beatrix.

Toruk tirò un calcio al fratello per farlo riprendere. «Che succede?» chiese il mezzo drago guardandosi attorno spaesato.

«Nulla», rispose Toruk. «Hai solo fatto un purè di Naiade. Nulla di grave.»

«Lo psurlon ti ha controllato mentalmente e l’hai attaccata», spiegò meglio Blitz, aiutando la ragazza a rialzarsi da terra dopo averla guarita. «Vorrei sapere però perché tu non hai fatto nulla!» aggiunse irritato indicando Toruk.

«I miei nuovi ordini. Devo osservarvi per vedere come ve la cavate da soli, la prossima non vi seguirò. A Karga vogliono accertarsi che ve la sappiate cavare.»

«Non sono molto contenta di essere sotto osservazione, sinceramente. Sarebbe stato carino avvisare prima», Beatrix incrociò le braccia al petto e squadrò Toruk. «Ma ormai siamo qui, andiamo avanti.»

Il verme si fece polvere e una porta si materializzò nel muro, dalla parte opposta a quella dov’erano entrati.

Beatrix si diresse subito verso l’entrata e iniziò a cercare. Era in legno lavorato, con qualche ghirigoro inciso che stonava con il resto delle porte che avevano trovato. L’aprì e vide su un piedistallo un cilindro simile a quello trovato nell’accampamento. Per sicurezza, controllò anche il piedistallo trovandolo pulito e prese la chiave per poi tornare dal gruppo.

Pandora corse verso l’amica, le prese il cristallo e lo usò per guardare Beatrix. «Adoro questi cristalli», sussurrò spostando la visione verso gli altri. Tornarono di sopra e si recarono verso la porta a sinistra, Beatrix si diresse di nuovo giù per le scale. Stavolta non trovò trappole, ma mancava la porta all’ingresso della stanza. Questo la mise in allarme e avvisò gli altri che le scale erano pulite, tuttavia avrebbe controllato la stanza fino alla porta. Kramer e Pandora scesero le scale per primi, seguiti dagli altri.

Beatrix ogni tanto si fermava, la stanza era piena di trappole e doveva creare un passaggio sicuro per i compagni. Rimase per molto tempo ferma su una porzione di terreno. Il trabocchetto era più ostico da disattivare rispetto agli altri e rischiò di farlo scattare un paio di volte. Stanca di fallire, si alzò in piedi. Provò ad aggirarla, ma presto capì che si estendeva da una parte all’altra della stanza e non poteva sapere quanto fosse larga la superficie di attivazione. Analizzò l’area un po’ più attentamente per capire cosa facesse la trappola nello specifico. Appurato che non ci fossero glifi di evocazione, stiracchiò le braccia, pronta a fare l’estremo tentativo.

«Beatrix, stai attenta», la riprese Pandora.

«Tranquilla, sono la più agile tra i mezzani», rispose e mise un piede sulla trappola che esplose in un muro di fuoco. Beatrix saltò all’indietro, evitando le fiamme.

«Mi prendi in giro? Se non la disattiva la fa esplodere?» chiese Kramer.

«Se fosse sola, la eviterebbe in qualche modo, magari passando sul muro. Ma ci siete voi e non abbiamo abbastanza pozioni anche per voi. Prima o poi ci resta, però…»

«Che succede?» chiese preoccupata la Naiade.

«Abituati. Se non trova la trappola, la fa scattare. Sono più le volte in cui le fa esplodere che quelle che le disattiva», sospirò Pandora. Finalmente Beatrix raggiunse la porta e l’aprì. Con un gesto deciso, recuperò la chiave e tornò indietro.

«Ma non hai neanche bruciato i vestiti!» si stupì Kramer.

«Nel combattimento in mischia non sarò il massimo, ma sono in grado di liberare il passaggio senza neanche rompermi un’unghia», si vantò Beatrix agitando la seconda delle chiavi. «Recuperiamo il petalo e torniamo a casa.»

Per la terza volta tornarono di sopra e inserirono le chiavi nelle fessure. La porta si polverizzò sotto i loro sguardi e all’interno della stanza trovarono il piedistallo con il petalo. Dopo i soliti controlli, Pandora lo avvolse in un panno e lo mise nello zaino. Guardò Beatrix ed espresse i suoi dubbi: «Io ho paura ad aprire bocca, ma… non è stato un po’ troppo facile, bestie a parte?»

«Forse ci hanno sottovalutati.»

Si girarono verso l’uscita, ma una figura avvolta in un manto nero si stava dirigendo verso di loro. Era un umanoide alto e il manto sembrava formato da una nebbia nera. Mentre avanzava, si accorsero che non ne era avvolto, ma formato. Il suo corpo si stava componendo davanti ai loro occhi e non ci misero molto a riconoscere Ethan, il generale del potere.  Era completamente oscuro, come se fosse la sua ombra, una copia non totalmente riuscita. Trasformò le sue mani in artigli e il suo corpo si ricoprì di scaglie nere.

Il gruppo estrasse le armi, sperando che quell’essere non avesse anche la forza di Ethan. Man mano che si avvicinava, vennero colti dalla paura, che aumentava più la distanza tra loro diminuiva.

«Ethan?» chiese Toruk dubbioso. «Quello non può…»

«Di sotto!» urlò Pandora. Si precipitarono giù per una delle rampe di scale. Pandora richiuse la porta a chiave e intimò di allontanarsi. Sentirono il falso Ethan scagliarsi contro la porta e graffiarne il legno nel tentativo di sfondarla. Sapevano tutti di cosa era in grado Ethan, fisicamente era il più forte dei Sette ed era in grado di sopportare danni e ferite per lungo tempo. Quei pensieri non fecero altro che aumentare in loro il terrore.

Si allontanarono dall’ingresso e si misero in posizione ad armi spianate. Darkbolt, Kramer, Toruk e la Naiade si misero in semicerchio, Beatrix e Pandora estrassero l’arco e si misero a lati opposti, Blitz prese una bacchetta dallo zaino e si mise a cantare. Immediatamente il gruppo percepì la magia di quelle note che infusero forza e coraggio a tutti.

***

Ecco qui la ragione per cui non ho cancellato il capitolo: il primo incontro con gli shadow.

Chi avrà il controllo di Shadow Ethan? Come l’ha creato?


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