Flashforward – missione 3 (02)

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La villa (02) ~ gli stemmi

Darkbolt era stufo di quella situazione di stallo. Il suo fisico non era in grado di sopportare l’apertura delle ali a lungo, perciò ci pensò bene prima di decidersi a spiccare il volo ad armi spianate. Puntò dritto contro uno di loro che cascò di sotto come un barattolo colpito da un sasso. Appoggiò i piedi sul muro e si avventò su quello a fianco appena ritrovò l’equilibrio.

«Non vale così, però!» Kramer uscì allo scoperto e si diresse nella stessa direzione, cercando un modo per raggiungerlo. Uno degli arcieri gli cadde ai piedi, ma si rialzò in fretta e sguainò la spada, pronto ad attaccare Kramer. Visti così da vicino, avevano un che di strano: qualcosa nei loro movimenti li faceva sembrare delle marionette. Si muovevano a scatti e il volto sembrava troppo perfetto. Nessuna cicatrice, nessun segno di imperfezione…

Accantonò subito quel pensiero per concentrarsi sulla battaglia. Non importava cosa fossero, dovevano solo essere abbattuti, avrebbe verificato dopo. Forse. Dopo una breve successione di colpi, Kramer sopraffece il nemico. Darkbolt fece cascare qualche altro arciere che venne sconfitto con facilità da chi era rimasto in basso. Qualche attimo dopo, avevano liberato la via.

«La prossima volta, porta anche me», si lamentò Kramer.

«Era per non fare un torto a nessuno. Potevo portare o te o la guerriera, ho deciso che non ne portavo nessuno.» Darkbolt saltò giù dal muro. «E poi ha funzionato pure così: io li buttavo di sotto e tu li finivi.»

Il ragionamento fila…” pensò Kramer senza crederlo davvero. Fissò la Naiade che per tutto il combattimento, non si era mossa dal suo posto. Era rimasta accanto alla sua protetta, Beatrix. Si chiese per quanto ancora la corvina avrebbe retto prima di esplodere contro una guardia del corpo così appiccicosa. Forse a scatenarsi sarebbe stata Pandora invece. Dal modo in cui la guardava, si chiese se non fosse gelosa, anche se il ragazzo era convinto si trattasse più di fastidio di avercela tra i piedi.

Si incamminò per il sentiero che portava all’ingresso della villa, ancor prima che gli altri si riprendessero del tutto. Si fermò a osservare per pochi attimi i disegni con cui era stato decorato il piazzale davanti all’edificio, ma riprese a camminare senza badarci più di tanto. Fece solo un passo e un forte boato indicò la presenza di una trappola. Kramer venne scaraventato indietro da un’onda d’urto, provocandogli qualche piccola contusione. Ripresosi dal colpo, cercò di aggirare il pericolo ma fece scattare un secondo trabocchetto. I colpi li reggeva bene, ma quello era stato parecchio forte. Aveva ustioni dappertutto e sentiva puzza di pelle bruciata.

«Se continui così, ti fai ammazzare», lo sgridò Pandora mentre si avvicinava per controllare. Quel pezzo era l’unico di tutto il giardino a essere lastricato ed era l’unico modo per raggiungere l’ingresso. Era troppo largo per essere saltato o evitato in qualche modo, inoltre ai lati si ergeva un muro che impediva di eludere il problema.

«Bah, io ho ancora le ali aperte. Ci vediamo di là», esclamò Darkbolt prima di prendere il volo. Fece qualche metro in più rispetto a Kramer, ma un raggio rosso partì dal basso e lo colpì in pieno, costringendolo a tornare indietro.

«Si attiva anche se voliamo», constatò la Naiade.

Pandora controllò il basamento, ma non trovò nulla che potesse aiutarla a capire come aggirare il trucco. Non funzionava a pressione, era un congegno magico ma che non era in grado di disattivare. Forse il glifo di attivazione si trovava sotto le pietre che non riusciva a smuovere. «Niente, non capisco come funziona. Qualche idea?»

Di fianco a lei, Beatrix, piegata sulle ginocchia, aveva osservato i disegni sul lastricato e aveva memorizzato dove erano passati i suoi compagni. Finalmente capì. «Sì. Da qui vedo sei file di lastre formata da tre piastrelle l’una. In fondo ce n’è una sola e il muro si stringe. Ci sono sei simboli e nell’ultima piastrella vengono riprodotti tutti. Quindi è logico pensare che ogni simbolo corrisponda a uno di noi. La spada con l’elsa rivolta verso l’alto corrisponde a Darkbolt che ha quasi raggiunto la terza fila. Poi si interrompe e la trappola è esplosa. Credo che l’altra spada sia Kramer. La pergamena l’assocerei a Blitz, visto che lui le usa. Restano il pugnale, lo scudo e la corona. Conoscendo la storia della Naiade, la corona è sua. Io non vado in mischia, lo fa Pandora, quindi direi che io sono lo scudo e lei il pugnale.»

«Non è strano trovare una cosa simile qua? Chi potrebbe conoscerci così bene?» domandò Blitz, per la prima volta da quando lo conoscevano, senza un briciolo di sarcasmo nella voce.

«Non lo so». Beatrix si rialzò. «Tuttavia so che qualcuno ci osserva e quel qualcuno ha messo queste trappole per noi.»

«Ah, no. Io non vado avanti. Se poi si è sbagliata resto bloccato lì in mezzo», si lamentò Kramer.

«Tranquillo, Cuor-Di-Leone. Andrò io», si propose Beatrix.

«Stai attenta», la fermò Pandora. Beatrix le sorrise. «Tranquilla, so cavarmela.»

Saltò sicura sul primo gruppo di simboli contenente lo scudo e rimase indenne. Avanzò sul secondo, ma sorsero le prime domande. Gli altri simboli erano palesi: le spade per i guerrieri, la pergamena per l’incantatore, il pugnale per la ladra e la corona per la regina… allora perché lei era lo scudo? Proseguì verso la terza fila con i dubbi che aumentavano. Con uno scudo ci si protegge. Lei indossava una piccola protezione al braccio, ma niente di più. E sicuramente non si sentiva una difesa per qualcuno, né aveva qualcuno da proteggere, o che voleva proteggere. A parte Pandora, ovviamente, ma non aveva mai pensato a lei come a qualcuno che avesse bisogno di essere preservato. Prima della quarta fila, si fermò. Dal fondo della via, gli altri se ne accorsero. «Qualcosa non va?» chiese apprensiva la Naiade.

«Un attimo. Devo pensare.» Tornò a osservare le ultime combinazioni. Aveva saltato sulla prima piastrella della prima fila che conteneva scudo e corona, per poi proseguire sulla centrale della seconda, con scudo, corona, pugnale e spada. In quel momento si trovava su scudo, corona, pergamena e spada reversa. Aveva camminato solo su piastrelle contenenti scudo e corona, mentre la successiva fila non conteneva i due simboli assieme. Saltare oltre la penultima fila non era contemplato, aveva visto che la trappola si attivava lo stesso. Chi avrebbe potuto sapere qualcosa su di lei? Qualcosa che perfino Falkedorf ignorava? Qualcuno che leggeva nella mente, probabilmente in modo più profondo di quel che voleva far credere. Quella missione era una farsa, ma ormai era lì. Si voltò verso l’ingresso, ormai convinta che lei non poteva essere lo scudo. Appoggiò il piede sulla piastrella contenente la corona e infine su quello contenente i sei simboli assieme. Si voltò di nuovo verso i compagni e urlò: «Naiade, sei lo scudo!»

***

Avete qualche teoria?

Cosa ne pensate a questo punto dei vari personaggi?


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