Flashforward – missione 3 (03)

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La villa (03) ~ le sfere

Uno alla volta, anche gli altri del gruppo raggiunsero Beatrix, che nel frattempo aveva controllato la porta di ingresso. Era una villa un po’ particolare rispetto a quelle che si vedevano in quella regione. L’ingresso era sotto un porticato, cosa insolita per le case nella parte interna della vallata, ma più tipica per un’abitazione sul mare. Le pareti esterne erano state costruite in modo diverso rispetto a quello del muro che proteggeva il sentiero. Quest’ultimo sembrava essere stato eretto con la magia, mentre il resto sembrava scolpito a mano. Il legno con cui era stato costruito il perticato era rovinato e marcio in certi punti, mentre il muro e il giardino sembravano rimessi a posto da poco. «Sicura», esclamò a Kramer mentre era ancora persa in quei pensieri. Kramer aprì la porta e oltre l’uscio c’era un corridoio che divideva una serie di camere l’una dall’altra. Il pavimento era in legno e le mura portavano i segni di decorazioni floreali molto vecchie e rovinate. Tuttavia, sembrava che qualcuno fosse passato di recente a dare una pulita: sul pavimento non c’era polvere e le maniglie sembravano addirittura lucidate.

«Mm… non solo gli orsi, anche le porte. Quante ce ne sono?» Blitz le contò con il dito. «Esploriamo la villa o vediamo tutti gli ingressi?»

Pandora sospirò. «La me previdente vorrebbe controllare tutto, la me logica pensa che il petalo non può essere nascosto in una porta di queste.»

Beatrix avanzò di qualche passo nel corridoio. Il posto non sembrava essere abitato o in qualche modo vissuto. «Possiamo sempre controllare le prime e, se non c’è nulla di interessante, proseguire senza cercare in ogni stanza.» Si recò verso la prima porta e la controllò velocemente. Il suo istinto le diceva che non ci sarebbero state trappole su quel piano e, anche se ce ne fossero state, le avrebbe evitate agilmente. Aprì lei la porta. Nella camera c’erano solo mobili coperti da vecchi tessuti, come se qualcuno se ne fosse andato lasciando quelle poche cose che non gli servivano più. A differenza del corridoio, c’era polvere ovunque e alcuni angoli erano pieni di ragnatele. Spostarono qualche lenzuolo e controllarono sotto gli arredi, non trovando nulla di interessante o di vagamente utile. La situazione si ripeté simile in altre due stanze. Vista la facilità di controllarle, decisero infine di entrare in tutte per sicurezza.

«Ma esattamente, chi nasconderebbe qualcosa qua dentro e perché?» Pandora tolse un lenzuolo logoro e ingiallito da un vecchio divano, sollevando un nugolo di polvere.

«Qualcuno che vuole metterci alla prova?» azzardò Beatrix.

«E il divano cela un sacro tesoro! Chi è che si dimentica uno scrigno a questo modo?» Pandora prese la scatola e la osservò attentamente. A differenza del resto, non sembrava rovinato o antico, ma messo lì apposta per essere trovato da loro. La serratura era lucida e non c’erano segni di ruggine. Lo scassinò senza troppa fatica. All’interno alloggiava una sfera grande più o meno come un pugno e di colore marrone.

«E questa?»

«Chi lo sa. Tienila, potrà servire in futuro.»

Pandora alzò le spalle e la mise nello zaino, sperando di ricordarsela una volta arrivata al castello. Ripresero l’esplorazione, ma trovarono solo oggetti marci e tanta, tanta, polvere, anche in quella che sembrava essere una sala da ballo.

La Naiade le osservava spostarsi per tutto il piano senza dire una parola, mantenendo la mano sull’elsa. Dopo averle viste uscire da un altro paio di stanze, incapace di mantenere il silenzio, espose i suoi dubbi. «Come ci sarà finito il petalo qua?»

Blitz alzò le spalle. «Per forza di cose, lo deve aver portato qualcuno volontariamente. Non è la casa di un collezionista e mi sembra abbandonata, nonostante la presenza evidente di qualcuno che ha risistemato questo posto.»

«Quindi siamo tutti d’accordo che qui qualcosa non quadra, mi fa piacere.» Kramer sospirò con un’alzata di spalle.

Avanzarono nei restanti corridoi, ma non trovarono altro se non la scala che conduceva al piano superiore. Darkbolt rimase fermo a osservare la forma del piano terra. In un punto il muro creava un angolo esterno restringendo il passaggio per qualche metro, per poi rientrare come se una scatola rettangolare fosse stata inserita nella casa.

«Credo che manchi una porta.» Darkbolt toccò un pezzo della parete. «Qua c’è lo spazio per una stanza bella grande.»

«Provo a cercare.» Pandora tastò per l’intera lunghezza del muro. «Nulla, né una serratura né una fessura che indichi una porta. Forse si entra da fuori o da sopra, ci sono altri due piani.»

«Andiamo di sopra, allora», disse Blitz mentre si dirigeva verso l’ultima porta non aperta.

«Blitz…» Kramer agguantò Blitz dal colletto e fece spazio a Beatrix che lo superò per controllare che tutto fosse sicuro. «Uffa, però… sempre loro.»

«Io giuro che non avanzo più se prima non sono passate loro. La prossima volta faccio esplodere te.» Blitz mise il broncio, ma non si lamentò ulteriormente.

Non era una scala particolarmente sontuosa, al contrario era piccola e un po’ stretta. Il salone da ballo era al piano inferiore, quindi probabilmente gli ospiti non andavano spesso di sopra e i vecchi proprietari non avevano ragione di abbellirla. In realtà Beatrix pensò potesse esserci una seconda ragione, ossia che non fosse originariamente stata costruita come casa di villeggiatura, ma solo come una fattoria un po’ più lussuosa. Forse di qualche ricco possidente che in seguito l’aveva rivenduta. Questo avrebbe spiegato i mobili nascosti sotto i lenzuoli e la mancanza di vari oggetti di valore. Non era stata abbandonata, solo dimenticata e risistemata per chissà quale ragione. Raggiunto il primo piano vide un altro corridoio, ma molto strano: le mura non avevano decorazioni e sembrano stonare con il resto della casa.

«Libero», urlò presa da quei pensieri. Si diresse verso il fondo della stanza, dove un doppio portone era incastonato nelle pareti grigie. «Un doppio portone? Che ci fa un doppio portone qui?»

«Che succede?» chiese la Naiade avvicinandosi a Beatrix.

«Chi è che metterebbe un doppio portone in casa?»

«Scopriamolo.» Kramer sguainò l’arma. Si avvicinò alla porta mentre i suoi compagni si preparavano a una probabile battaglia. Aspettò che tutti furono pronti e l’aprì. La stanza era molto grande e scura e l’unica fonte di luce illuminava un’arena per i combattimenti circondata da sedie. Per il resto era vuota, tranne che per una persona in piedi al centro del palco. Il viso era celato da una sciarpa e lasciava intravedere solo gli occhi; il resto del corpo era nascosto da un pesante mantello. «Vi stavo aspettando.»


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