Flashforward – missione 3 (04)

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La villa (04) ~ la prima sfida

Blitz superò gli altri e gli si piantò davanti senza salire. «Bene. E quindi? Che si fa? Chi sei? Perché questa villa è così strana? Cos… Auch!»

Kramer gli appoggiò una mano sulla spalla e la strinse. «Per una buona volta, taci!»

L’uomo ignorò le domande di Blitz e proseguì: «Se supererete le varie difficoltà, potrete recuperare l’oggetto che state cercando.»

«Ci state mettendo alla prova?» Pandora incrociò le braccia al petto e osservò il nuovo arrivato come se volesse infilzarlo. Poi si rivolse a Beatrix. «Tu come l’hai capito?»

«I simboli. Possono anche averci osservato, ma lo scudo legato a me e la Naiade era qualcosa di troppo particolare da sapere, a meno che non ci fossero spie.»

«Maaaaaa…» Darkbolt alzò la voce per attirare l’attenzione di tutti. «Se l’avete già voi… noi, questo fantomatico petalo, perché ci state rompendo le scatole con queste prove?»

L’uomo respirò a fondo e chiuse gli occhi, pronto a una spiegazione da maestro. «Nuove informazioni che abbiamo ricevuto. Dobbiamo capire se siete in grado di valutare i rischi e…»

«Cazzate», lo interruppe Beatrix. «Ci avete contattato voi, sapete già cosa sappiamo fare e il nostro livello. Ma va bene, stiamo al gioco. La prima sfida?»

Lo sconosciuto annuì ed ebbero quasi il presentimento che sorridesse sotto al tessuto. «Le prime saranno le due esploratrici: Beatrix e Pandora. L’una contro l’altra.»

Kramer sorrise e si sedette. «Ci sarà da divertirsi!»

Le due ragazze si guardarono senza dirsi nulla, anni di conoscenza avevano affinato la loro intesa e per nessuna delle due sarebbe stato un problema. Alzarono le spalle e si diressero verso la pedana, mentre gli altri si accomodavano. Appoggiarono lo zaino a terra, salirono sul palco e si misero una davanti all’altra. Non era la prima volta che si scontravano, a Falkedorf si erano più volte allenate assieme, conoscevano come combattere senza farsi male; uno degli addestramenti consisteva proprio nel fingere scontri e litigi. Beatrix si tolse la giacca per mostrare il suo armamentario. «Quale vuoi…»

«Non posso combattere contro di lei, invece che con la mia amica?» chiese all’improvviso Pandora che, con il braccio teso, additava la Naiade. La guerriera fissava a sua volta l’esploratrice, seria in volto e con le spalle rigide. Da quando la loro guida aveva annunciato che la sua signora si sarebbe scontrata con Pandora, aveva inconsciamente portato la mano all’elsa e aveva iniziato a fissarla. La ragazza aveva trovato insopportabile quello sguardo carico di sfiducia, come se potesse, anche solo per sbaglio, pensare di fare del male a Beatrix.

«Strana richiesta, ma interessante. Non credo che ci siano problemi, in ogni caso. Se l’avversaria è d’accordo, possiamo cambiare sfidante senza problemi.» Il tono dell’uomo era monotono, sembrava che nulla potesse davvero sorprenderlo, o forse si aspettava richieste particolari.

«No, nessun problema. Se è questo che vogliono, mi faccio da parte.» Beatrix prese gli zaini e si sedette assieme agli altri a guardare il combattimento. Blitz la osservò finché non raggiunse la sedia e studiò la sua postura: la schiena era dritta, ma le spalle rilassate. Zaneide e la Naiade si sedevano allo stesso modo e sapeva che era una postura non naturale, ma ricercata. Le gambe erano leggermente inclinate e le armi erano state legate per evitare che le dessero fastidio. Le braccia scendevano lungo il corpo e terminavano con le mani giunte in grembo. Per Beatrix era naturale sedersi in quel modo, era abituata. Anche a tavola aveva notato che conosceva l’etichetta alla perfezione, anche se era più evidente nella Naiade. Quest’ultima tendeva a lanciare uno sguardo inconscio alla maleducazione, mentre Beatrix ignorava. Il nome Beatrix non gli diceva nulla, ma avrebbe sicuramente ricercato una volta tornati a Karga. Lo sguardo concentrato della ragazza, riportò la sua attenzione sul palco.

La Naiade si posizionò davanti a Pandora con la spada sguainata davanti a sé. Il corpo in tensione, pronto a parare l’attacco dell’avversaria. Aveva già visto Pandora all’azione: sembrava un felino durante la caccia. Era silenziosa, veloce e senza pietà. La vide stringere la sua katar e rimase in allerta studiando i movimenti della sua avversaria. Per secondi che parvero minuti, non si mossero di un millimetro, a mala pena respiravano. Poi, Pandora sorrise e scomparve alla vista. La Naiade non capì come fosse possibile. L’aveva tenuta d’occhio fino a quell’istante, poi ripensò che la magia era reale. Si scansò di qualche passo, ricordandosi che entrambe le esploratrici avevano parlato spesso di invisibilità. Trovava assurdo e vigliacco l’uso di certi mezzi, tuttavia sembrava fosse legale per quella sfida usare certi trucchi. Provò ad ascoltare i passi, ma non sentì nulla, come se Pandora non fosse mai stata lì.

«È già finita.» Beatrix era delusa dallo scontro. Era evidente che la Naiade non avesse ancora capito che loro due non erano cavalieri e che a loro importava solo raggiungere uno scopo. In qualunque modo. Quando Pandora riapparve, aveva ormai immobilizzato la sua preda. La katar era appoggiata sul collo della Naiade e premeva contro la giugulare. Stava assaporando ogni momento di quella sua vittoria contro la guerriera. In lei combattevano due sensazioni contrapposte. Da una parte avrebbe voluto che la Naiade si fosse dimostrata più forte, in modo da poter difendere Trix facilmente, dall’altro non avrebbe retto all’umiliazione di una sconfitta contro la snob. «Inchinati», le sussurrò Pandora in un orecchio.

«Cosa?» La lama premeva sul collo, delicata ma ferma.

«Inchinati, ho detto.» Pandora incise la carne, ferendola. Un rivolo di sangue scivolò sulla lama e la Naiade lo sentì scorrere sotto l’armatura. Pandora quasi sperò non obbedisse, in modo che quell’assurda situazione giungesse a un termine. Non era convinta che potesse difendere Beatrix, a meno di non sacrificarsi al suo posto per qualche ragione. Anzi, temeva che sarebbe stata un peso tale da portarla alla morte.

La Naiade guardò Beatrix: la sua signora era impassibile. Il suo sguardo freddo le fece male. Le aveva giurato fedeltà, eppure non sembrava che le importasse qualcosa. Era evidente che non si aspettava un finale diverso, che sapeva cosa sarebbe successo e come sarebbe finita. Chiuse gli occhi e si piegò sulle ginocchia fino a toccare terra.

«Bene. Ora, arrenditi.» Pandora non sembrava volerle togliere la katar dalla gola. La Naiade si chiese se per davvero l’avrebbe risparmiata. Aveva paura di una sua compagna di squadra. Come avrebbero potuto continuare le missioni assieme?

«Hai vinto», disse infine. Sentiva di essere stata presa in giro. Quella sfida serviva forse a farle comprendere qualcosa che fino ad allora non aveva chiaro.

Pandora sorrise. Era stato ancora più facile di quel che si aspettava.

***

Come vi è sembrato?

Questa missione è stata allucinante per la consistente presenza di combattimenti uno dopo l’altro, ditemi che non vi annoiano T.T.


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