Flashforward – missione 3 (06)

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La villa (06) ~ Darkbolt e Blitz

La porta da cui erano entrati si aprì e il gruppo di Karga si recò alla prossima sfida, in una stanza che per la terza volta risultò identica. Blitz iniziava a essere confuso da quella situazione. Era palese che si stessero prendendo gioco di loro, era il motivo a non essere chiaro. Da quando avevano saltato le mattonelle, si chiese se il gioco valesse davvero la candela o se fosse il caso di abbandonare tutto. Da quel poco che aveva visto, avevano assunto mercenari fedeli solo alla missione, neanche ai soldi. Beatrix e Pandora erano alquanto inquietanti e il fatto che provenissero da Falkedorf lo spaventava abbastanza. La Naiade era un’esterna, qualcuno che pur di tornare a casa sarebbe scesa fin negli inferi. Di cosa fosse capace Kramer, ne aveva avuto l’esempio poco prima. Non gli piacevano, non erano tipi con cui scherzare e sembrava che ognuno di loro avesse alle spalle un passato che lui non aveva. Non si spiegava come mai altrimenti a loro quella situazione andasse bene. «Perché ci spostano?» chiese sedendosi davanti alla nuova arena. «Per creare ansia», rispose Beatrix mentre Pandora appoggiava la testa sulle sue gambe e si sdraiava su due sedie, «e per metterci sotto pressione. È una tecnica usata quando si vuole mettere alla prova. C’è sempre l’incognita del dopo: la stanza sarà ancora uguale? A chi tocca? Il dubbio genera sospetto e stress.»

Questa volta erano in due sul palco. Uno era vestito esattamente come gli altri suoi compagni, ma l’altro aveva un mantello logoro, strappato in più punti. «È il turno di Darkbolt. Nessuna regola. Vince chi resta in piedi fino alla fine.»

«Era ora. Iniziavo ad annoiarmi in questa stupida missione.» Il mezzo drago entrò nell’arena. La guida, invece, si sedette assieme agli osservatori, sembrava volersi godere anche lui il combattimento. L’avversario si tolse lo straccio di dosso e si rivelò essere un ragazzo dalla pelle diafana e i capelli bianchi, muscoloso e poco avvezzo alla postura di un guerriero. Stava in piedi scomposto, rigido e guardava arcigno davanti a sé. Sarebbe stato un bel ragazzo, se si fosse curato. Invece la rabbia sfigurava il suo viso e nei suoi occhi si intravedeva una vena di follia. Mise mano allo spadone che spuntava dalla sua schiena ed entrambi i duellanti estrassero l’arma senza neanche presentarsi. Il mezzo drago corse incontro all’avversario, pronto a colpirlo in mezzo al petto, ma furono le spade a scontrarsi. Il metallo della spada bastarda del bianco cozzò contro l’osso dell’arma di Darkbolt generando un rumore sordo. Darkbolt sferrò allora un altro fendente, che colpì l’avversario alla spalla. Era veloce e palesemente un nemico scelto apposta per lui. Non aveva la minima idea di chi potesse essere, ma non dubitava che fosse il meglio che era stato trovato per metterlo alla prova. Non doveva abbassare la guardia per nessuna ragione. I muscoli del rivale si ingrossarono, la sua presa divenne più salda prima di sferrare l’attacco che Darkbolt parò con il braccio. Grazie all’armatura naturale di cui era provvisto, non causò un danno profondo, ma le squame si rizzarono dal dolore e fecero intravedere la pelle scura sotto. Il combattimento durò qualche minuto durante i quali i due avversari non si diedero pace. Darkbolt attaccava senza sosta, l’avversario parava e partiva al contrattacco. Se avesse continuato in quel modo, avrebbe vinto il più resistente. Per ogni colpo che sferrava o parava, il mezzo drago cercava uno spiraglio nella difesa avversaria. Quando finalmente lo vide, sorrise: l’oppositore aveva fatto un movimento troppo ampio lasciando scoperto il petto. La Dragon slayer lo colpì, aprendogli uno squarcio nel torace. L’improvvisa perdita di sangue lo fece infuriare e, in un ultimo tentativo di rivalsa, si scaraventò sul nemico in preda all’ira. Darkbolt non si fece cogliere alla sprovvista: aprì le ali, volò per evitarlo e lo colpì alla schiena. Il guerriero umano era ormai allo stremo. Ricoperto di ferite e, a causa della grossa perdita di sangue improvvisa, svenne in mezzo all’arena.

«Darkbolt, vince! Ecco la sfera blu», urlò l’incappucciato, ridendo. Sembrava essersi divertito a guardare un combattimento tra barbari. Pandora ebbe l’impressione che si trattenesse solo perché gli avevano ordinato di mantenere un atteggiamento più consono.

«Chissà a che pensa Darkbolt quando combatte… era così concentrato. Ne uscirebbe una bella sonata, immagino», rifletté Blitz a voce alta mentre si recavano alla stanza successiva.

«Sì. Una sonata silenziosa. Dubito che pensi, a me pare che vada d’istinto come un animale», canzonò Kramer. Annoiata, Beatrix si alzò dalla sedia diretta verso la stanza successiva, identica per la quarta volta a quelle già visitate. L’incappucciato che li attendeva sembrava infastidito. Senza neanche attendere che il gruppo si fosse avvicinato all’arena, annunciò lo sfidante con tono insofferente. «Tocca al bardo. Sbrigatevi.» Scese dal palco per lasciare il posto al protagonista di quella prova. Blitz alzò un sopracciglio. «Ma quanta allegria…»

«Certo, agli altri sono capitati gli scontri più interessanti…» sbuffò il banditore.

«Ehi! Che vorresti dire?»

«Capirai.»

Si chiese contro chi si sarebbe dovuto scontrare. Non aveva nemici, che lui sapesse, né era un combattente come Darkbolt che poteva essere messo alla prova. Dalla parte in ombra della stanza, si sentirono dei passi avanzare. Dall’oscurità emerse poco per volta un uomo in armatura completa, con l’elmo calato sul viso. Senza dire una parola si posizionò davanti a Blitz ed estrasse la spada. «Ma a nessuno di voi piacciono le presentazioni? Ma che modi sono?»

L’uomo rimase immobile, fisso sul posto.

«Ehi! Dico a te, omino di latta! Chi sei? Contro chi sto combattendo?»

Nulla.

«Ma sei sordo o cosa… ops!» Blitz capì. Chi sarebbe stato l’avversario migliore per un bardo se non un sordo? Preparò lo stocco e iniziò a pensare a una strategia da usare. Il nemico gli corse incontro, ma Blitz fu più veloce e schivò il colpo. «Celeritas», sussurrò prima che il guerriero potesse avere tempo di riprendere con l’attacco. Il musico evitò un calcio e preparò il nuovo incantesimo. «Inuisibilitas». Non era abile nel muoversi silenziosamente, ma in quel contesto non se ne preoccupò. «Unctus» fu la terza magia che lanciò. Il guerriero mosse qualche passo, ignaro del brutto scherzo preparato da Blitz, e scivolò a terra. Cadde accompagnato dal clangore dell’armatura. «Examen.» Un nugolo di pipistrelli avvolse il poveretto ancora a terra che iniziò ad agitare la spada cercando di allontanarli. Quando si furono allontanati, si rialzò, pestò un piede a terra e scese dal palco, allontanandosi da quella sfida ridicola.

«Velocissima. Non sono proprio sicuro che sia una vittoria, ma… Blitz vince. Più o meno.»

Così recuperarono anche la sfera di colore giallo. Il resto del gruppo rimaste attonito e non in grado di gioire per il risultato. Ognuno di loro si chiese come si sarebbe sentito a combattere contro gli incantesimi di Blitz. Pandora si avvicinò all’orecchio di Beatrix. «Per fortuna che ci hanno addestrate a mantenere l’equilibrio nelle situazioni più critiche.» Beatrix era ipnotizzata dalla scena. «Sì, sto ringraziando anch’io il nostro addestramento…»

***

Queste sfide erano corte e le ho accorpate.

Ammettetelo, pensavate fosse Darbolt vs Blitz, vero?


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