Flashforward – missione 3 (09)

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La villa (09) ~ Il drago

Con la speranza che gli scontri fossero finiti, il gruppo arrivò all’ultimo piano. Non c’erano muri, ma solo un’enorme camera vuota, senza mobili o finestre. Avanzarono e, quando anche l’ultimo di loro mise piede nella stanza, l’aria sembrò ripiegarsi su se stessa. Il pavimento e le pareti parvero spostarsi in modo simile a un teletrasporto, ma non riguardava loro. In mezzo alla stanza, grande quanto quasi tutto il locale, apparve la statua di un enorme drago nero. Era alta circa quattro metri e lo scultore lo aveva rappresentato con un’espressione in viso dolorante. Le fauci erano serrate in quello che appariva come l’attimo prima del ruggito, il baricentro del corpo spostato verso sinistra.

«Figo. Posso portarla a casa?» chiese Darkbolt osservandola a bocca aperta.

«Se riesci a portarcela…» Blitz si avvicinò dando un calcio a una delle zampe. «Sembra davvero una statua.»

«Speravo fossero finite le prove, che ci dobbiamo fare con questa?» Kramer affiancò Blitz per osservare meglio. Era fin troppo realistica: le squame, il modo in cui gli artigli si legavano alla pelle, le rientranze e addirittura le imperfezioni dovute a cicatrici. Guardò Blitz che ricambiò. «Se stai temendo quello che temo anch’io, direi che siamo morti», disse Blitz annuendo.

«Ok, ragazzi. Allontanatevi che tocca a noi.» Pandora si sfregò le mani. Gli uomini si fecero da parte e lasciarono alle due esploratrici il compito di capirci qualcosa. Esaminarono i lati della bestia, cercando tra gli arti e sulla superficie che riuscivano a toccare. Quando si incontrarono dal lato opposto, nessuna delle due aveva trovato qualcosa di strano. Insieme esplorarono il sotto, trovando un tridente incastrato nel ventre del mostro.

«Se lo togliamo, riprende vita?»

Pandora alzò le spalle. «Non saprei, ma io non so se sono in grado di fronteggiare un drago, sai?» Tornarono dal gruppo discutendo su cosa potesse essere quella statua.

«Se è una prova di Karga, dovrà essere al nostro livello», suppose Beatrix.

«Come lo erano i nostri avversari? Per me non sono capaci di valutare, questo test a caso ne è la prova.» Beatrix dovette cedere su quel punto. Karga pagava bene, ma non erano stati molto furbi nel saggiare a quel modo le capacità di alcuni mercenari.

«Che state confabulando voi due?» chiese Kramer.

«Abbiamo trovato un tridente. È conficcato sotto al suo petto, non sappiamo se è il caso di toglierlo o meno», espose Pandora.

«Perché? Cosa può succedere?» chiese la Naiade.

«Potrebbe farlo tornare in vita, è una possibilità da non escludere.» Blitz si chiese se la soluzione fosse in realtà il semplice non fare nulla e si voltò: la porta era sparita. La cosa non lo soprese più di tanto. «Ingresso sparito. Direi che l’unica possibilità è il tridente.»

«Vado io.» Darkbolt si diresse verso il luogo indicato dalle ragazze. Si aggrappò con quanta forza aveva all’asta e tirò. L’arma cedette facilmente e si sfilò dal ventre della bestia come se fosse stato messo apposta per essere tolto. Per qualche secondo non successe nulla.

Poi il ventre prese muoversi, gonfiandosi e sgonfiandosi. Corse verso gli altri. Pandora voltò lo sguardo e vide la zampa del drago spostarsi dal suo posto. La paura li attanagliò. Nessuno di loro si era mai scontrato contro un drago, né era nelle loro intenzioni. Un conto era fronteggiare umanoidi e bestie guidate dall’istinto, ma non erano certi di poter sconfiggere un drago di quell’età.

Blitz, Darkbolt, la Naiade e Kramer sguainarono le armi, indietreggiando. Pandora prese l’amica per il polso e la spinse dietro ai suoi compagni, impugnò l’arco e si preparò a combattere.

«Io non credo che le frecce possano fare qualcosa», constatò Beatrix osservando la statua che gradualmente prendeva vita. Poco per volta, si animava, un muscolo dopo l’altro l’enorme rettile sgranchiva il corpo intorpidito da chissà quanto tempo di immobilità. Quando anche il collo e il volto ripresero a muoversi, il drago portò a termine quel ringhio che era rimasto paralizzato per chissà quanto tempo. Il suono fu dirompente, al punto da stordire gli avventurieri. Infine osservò gli umani presenti e abbassò il capo, con la sfera che serviva loro tra i denti. Blitz temette di doverla recuperare dallo stomaco della bestia, al contrario di Darkbolt che sperava la ingoiasse per poi farlo a pezzi.

«A voi serve questa.» Stupendo tutti, il drago parlò. Tutti sapevano che un drago di quell’età era saggio e in grado di comunicare, quello su cui avevano dei dubbi era sul fatto che volesse farlo. La voce del drago era roca e possente, graffiante e molto profonda. Nella stanza si udì solo la sfera rotolare davanti agli avventurieri. Per qualche strana ragione, ciò aumentò il terrore che già li attanagliava.

«G-Grazie…?» esclamò Beatrix, l’unica ancora disarmata del gruppo, convinta di non avere la forza necessaria di scontrarsi contro un drago.

«Non dobbiamo combattere?» Darkbolt prese coraggio e si avvicinò alla sfera nera.

«No, non mi interessa. Per essere libero dalla mia maledizione, ho accettato un patto con… qualcuno.» Piegò la testa di lato e fece una smorfia, come se il pensiero di quel qualcuno gli facesse venire il voltastomaco. «Mi ha infilato in questa prova per avvisarvi: tempi bui stanno per giungere, il freddo della morte calerà su questa terra. Forze oscure si stanno preparando per una battaglia che non è di questo mondo. Ora, se non vi dispiace, vorrei andarmene.» Aprì le ali e si alzò in volo. Il soffitto si mosse come se fosse fatto d’acqua e l’enorme animale lo attraversò come se nulla fosse.

«Ma era una profezia? Ci ha fatto una profezia? FACCIAMO PARTE DI UNA PROFEZIA?» Blitz iniziò a saltellare, balestra in mano carica. Kramer lo placcò prima che scoccasse un quadrello a caso.

«A me sembrava più una previsione. Sta per scoppiare una guerra a quanto pare, ma non ho capito tra chi. Qualcuno si sta preparando alla battaglia e forse dobbiamo solo riferire il messaggio.» Beatrix stava finendo di parlare, quando attorno a loro le pareti tremolarono come il soffitto.

«Invenire magia.» Le parole di Blitz canalizzarono l’incantesimo. Si prese qualche secondo per analizzare il posto prima di esprimere la sua teoria. «Come immaginavo. Hanno creato una zona dimensionale separata, ora che sta sparendo, la vera stanza si sta mostrando.»

Allargò le braccia e le portò davanti a sé, indicando un piedistallo esagonale davanti a loro. Pandora consegnò le sfere in suo possesso a Beatrix, che avanzò controllando che tutto fosse in ordine. Osservando il piedistallo, notò che ai vertici erano disposte diverse conche colorate, unite tra di loro da linee decorative che formavano due esagoni sovrapposti. Inserì le prime due sfere e la linea che le congiungeva si illuminò. Posizionò le altre quattro, illuminando tutte le congiunzioni. Dal centro del piedistallo, si aprì un foro da cui fuoriuscì il petalo di cristallo. Riluceva incantato e si prese qualche secondo per osservarlo. Quell’artefatto le stringeva il cuore, ricordandole sentimenti che non credeva potesse provare, anche se sopiti. Era come il ricordo di una sensazione, di qualcosa che non c’era più. Si riprese all’improvviso da quel torpore e lo afferrò in fretta, insofferente a tutta quella situazione e al contempo incapace di rinunciare alla verità dietro quei fatti. Aprì il pugno e guardò quel piccolo pezzo di cristallo che serviva a Karga. La rabbia che aveva represso così a lungo premeva per uscire. Metterli alla prova era una cosa corretta, nella loro situazione. Ciò che non sopportava, era essere stata tenuta all’oscuro. Si voltò verso gli altri. «Torniamo a Karga, ho due paroline da dire loro.»

***

E iniziamo a scoprire qualcosina su cosa sta succedendo all’esterno.

Cosa ne pensate?


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