Flashforward – missione 3 (12)

Il prossimo aggiornamento dovrebbe cadere il 15. Visto che è festa, ci risentiamo il 17 con l’ultimo episodio di questa missione^^Banner Wattpad


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Karga (03) ~ Marduck

La Naiade uscì dalla stanza, incredula di quanto appena sentito. Com’era possibile che la sua guida l’avesse legata a tali personaggi? Doveva essere uno scherzo, un modo per prenderla in giro. Kalad’ur si era messo in mezzo e ora la sua missione era compromessa. Quale desiderio deviato avrebbe potuto esprimere una donna votata all’omicidio? Prima di raggiungere l’artefatto, doveva assolutamente fare qualcosa per far capire loro di essere in torto, la sua Signora non poteva raggiungere Sang Real con quell’atteggiamento. Senza accorgersene, si recò nel giardino del palazzo. Un tripudio di colori l’accolse e per contrasto le ricordò le ampie radure di casa sua. Vialetti curati attorniati da colori che creavano sfumature innaturali, meravigliose, ma che di spontaneo non avevano proprio nulla. Riflettendo, a casa sua non c’erano quei giardini, bensì arene d’addestramento. Si annotò mentalmente di ricreare una zona simile perché, dovette ammetterlo, era rilassante girare avvolta dal profumo dei fiori. Il sole splendeva alto nel cielo e la mente viaggiò all’indietro, a quando aveva quindici anni. In un attimo aveva attraversato il tempo e lo spazio, ritrovandosi in quell’arena in cui aveva passato tanto tempo.

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Il tonfo dei bastoni di legno che si scontravano era forte. Ogni colpo era seguito dai gemiti degli apprendisti, a ritmo tale che ricordavano i canti marziali che accompagnavano le lunghe marce. Si era talmente assuefatta all’odore di sudore che ormai non ci faceva più caso, l’unico vero problema era essere l’unica donna in mezzo a tutti quegli uomini. I loro sguardi le incutevano timore. L’uomo davanti a lei attaccava senza sosta, inconsapevole dei dubbi che l’attanagliavano. Un colpo troppo forte e il bastone che teneva stretto volò via. 

«Sei distratta oggi.»

Il rimprovero di Uth fu come un tuono. Non aveva urlato, anzi aveva appena sussurrato, ma per lei ogni minimo indizio di averlo deluso era un’onta sul suo onore. 

«Mi dispiace.» Abbassò lo sguardo. 

«Così non va. Sguardo alto, sempre. Sarai una regina, non scordarlo. Nessuno ha il diritto di…» Un attacco di tosse interruppe l’ennesima lezione su cosa avrebbe dovuto fare.

«Vostra altezza, state bene?»

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«Naiade, speravo di incontrare proprio te, hai un momento?»

Blitz la riportò al presente. Guardò quell’essere strambo, un bardo le era stato detto. Un bardo che combatte e lancia magie. Quel mondo funzionava davvero in modo diverso dal suo.

«Sì, certo. Ti serve qualcosa?»

Blitz le si affiancò e fece cenno di proseguire lungo il viale.

«Senti, ma di quelle due… tu cosa sai?»

La Naiade sospirò, ripensando a quanto detto poco prima. Non poteva dirgli la verità, avrebbe messo a rischio la vita di entrambi: chi aveva saputo e chi aveva tradito.

«Poco e nulla. Mi è stato ordinato di difendere Beatrix, per il resto so davvero poco.»

Blitz attese qualche secondo prima di rispondere. Stava elaborando qualcosa, forse aveva intuito altro sulla sua Signora.

«Quindi qualcuno ti ha chiesto di difenderla? Perché? E Pandora?»

«In cambio della mia vita. Pandora no, per fortuna. Tu sai qualcosa che io non so?»

Blitz si fermò e la guardò negli occhi. Erano molto vivaci, la squadravano dalla punta della testa alle dita dei piedi. Quando si calmarono, continuò. «No. E dico sul serio, no. Prima che entrassero a Falkedorf non erano nessuno. Non che sia strano voler cancellare il proprio nome, ma sai… due così non passano inosservate nei sotto borghi, com’è che nessuno ne ha mai parlato? Nessuno ha una teoria o un pettegolezzo, nulla. Ora ti lascio, devo decidere il da farsi.»

La Naiade lo guardò allontanarsi, in parte rincuorata dal fatto di non essere l’unica a nutrire dei dubbi sulle due amiche.

***

Sei anni. Poteva dire tutto e niente, però ormai l’esca era stata lanciata.

«Posso vedere Neckter?» chiese Beatrix, finalmente conscia del particolare che come una zanzara fastidiosa le volava intorno alla testa senza fermarsi.

«Ovviamente.» La voce di Kalad’ur era dolce e suadente. Quanto potere aveva su di lei? Fin dove si sarebbe spinta per compiacerlo? Non era sicura che la risposta le sarebbe piaciuta, quel sentimento era così forte che forse avrebbe rinunciato addirittura ai suoi principi. Forse. L’uomo le fece largo e le aprì la porta, lasciando una incredula Pandora sola in stanza.

Kalad’ur camminava davanti a Beatrix, in silenzio. La ragazza era quasi terrorizzata al pensiero di chi o cosa si sarebbe trovata davanti. Dai ritratti, Neckter era un uomo alto e possente, sulla trentina. Capelli biondi e occhi chiari, l’opposto di chi temeva che fosse. La portò nella stanza dov’era rinchiuso il signore del palazzo, illuminata solo dalla colonna centrale.

Kalad’ur non disse nulla mentre si avvicinava al fascio di luce. Marduck, l’essenza che aveva trasformato Neckter in quel mostro, era stranamente calma. Beatrix osservò quella strana armatura semovente, ricoperta di pietra scura e lava violacea che, come fiumi in piena, avvolgevano quel corpo. Troppo alto, troppo massiccio, non era lui. Non poteva essere lui. Era morto, ne aveva visto il corpo, aveva rifiutato la resurrezione. Lui non avrebbe potuto farle una cosa simile. Beatrix osservò i suoi occhi. Si perse in quei pozzi neri, cadde all’interno della mente distorta abitata da pensieri corrotti. Non ne afferrò nessuno, erano come urla isteriche di tanti uomini, nessun suono percepibile realmente né comprensibile a mente umana.

Quando atterrò, era circondata da enormi colonne scure, alte fino al cielo che sembravano ripiegarsi su se stesse. Era in un’enorme piazza, il pavimento su cui poggiava i piedi era strano, rigido e di un materiale che non riconobbe. Osservò gli enormi parallelepipedi che la circondavano, frammentati da piccoli rettangoli luminosi. Solo allora si accorse che erano finestre. Era circondata da edifici, non era certa se fossero case o prigioni, spogli, terrificanti a vedersi, freddi come neanche i sotterranei di un castello potevano essere. Le stelle erano sparite, solo una pallida luna osservava malinconica la terra, illuminata a giorno nonostante fosse piena notte. Non era magia, lo sentiva, quel mondo era mosso da un altro tipo di energia, ma non era quello a spaventarla. Era corrotto, chissà quale entità lo stava divorando, e chiedeva aiuto. Era disperato, stava esalando l’ultimo respiro. Risvegliati in lei poteri dimenticati e sopiti, avrebbe voluto aiutarlo. La terra tremò e la strana roccia su cui stava camminando, si spaccò. Crepe iniziarono a formarsi e creavano ciottoli che si sollevavano da terra, attirati da fulmini che formarono una sfera elettrostatica. Al centro di quel vortice magico, si materializzò la figura di un uomo, sulla cui schiena, lentamente, si aprirono delle ali.


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