Scrittura | Le storie brevi

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In questo periodo, leggo l’intervista a Eoin Colfer presente nella Cassaforte segreta, in cui descrive come aveva iniziato. Bè, se lui scriveva alle elementari, posso provarci anch’io, no? Esercitarsi ogni giorno, perfetto. Un PC ora ce l’ho, scrivo.

Peccato che per me è imbarazzante, al punto che chiudo quando qualcuno entra in stanza mentre batto i tasti. Non devono neanche saperlo.

E qui arriva il mio secondo grande amore letterario: Favole di Victoria Francès. Piccoli racconti autoconclusivi legati da un filo comune.

Perfetto!

Così inizio con le mie Favole d’amore oscuro, proprio in onore della trilogia della Francès. Devono avere un filo comune e un finale. Problema? Ancora niente sinossi. tengo tutto in mente. Tanto la ricorderò, no?

Brava scema.

Il liceo è difficile, non riesco a fare quello che voglio, non tanto per mancanza di tempo ma per ansia e poca voglia di vivere. Devo ringraziare Ilenia, però. Lei mi legge(va) i racconti e li corregge(va). A tutti gli effetti, è la mia prima beta reader.

Orribile l’adolescenza: non sei più bambino e non se ancora adulto. Gli altri non sanno come trattarti, tu non sai se vuoi vivere la storia d’amore della tua vita o mandare a ‘fanculo tutti gli uomini del pianeta Terra. Ti senti grande, fra poco devi scegliere l’università, ma come sceglierla se non sai qual è il tuo talento o se non sai cosa ti piace? Se vai male in qualunque cosa?

Con questi pensieri in testa, abbandono la stesura vera e propria.

Oggi non ricordo come dovevano terminare le mie Favole, ho solo un ricordo vago del tempo presente, di un vampiro che “cura” gli altri vampiri (Trinity Blood non lo conoscevo all’epoca o forse non era uscito, non l’ho preso da lì) e per lo più scrivevo background. Nel frattempo, Atlad cade dimenticata. Anche se non la mia fantasia.

Così prendo un’agendina (sono piena di quaderni e agende, praticamente li colleziono) e scrivo, finalmente, la mia prima sinossi: deve concludersi in quel modo, così mi appunto subito il finale, l’unico che ricordo anche oggi.

Mi preparo i personaggi: schede, background, qualità, difetti, aspetto fisico… credo che i GDR mi abbiano aiutato parecchio in questa fase.

E proprio con i GDR c’è una piccola svolta.

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