Scrittura | Evangelion: cosa significa comunicare

Le fonti sono inserite a fondo pagina. Alcune, specie quelle tratte da Wikipedia, sono facilmente verificabili dalle reference e aprendo un qualsiasi testo di comunicazione, anche di prima elementare. Il 21 di questo mese, Netflix ha reso disponibile sulla piattaforma una pietra miliare della fantascienza giapponese: Neon Genesis Evangelion. Si tratta di un’opera tutt’altro che di nicchia, conosciuta nel mondo e di difficile comprensione già di suo. Vi riassumo velocemente la trama: a causa di un fenomeno noto come “Third Impact”, gli esseri umani hanno rischiato l’estinzione. A seguito di questo evento, degli esseri denominati come “angeli” stanno attaccando la città di Neo Tokyo-3. Per sconfiggerli, sono stati creati dei mecha umanoidi (Eva) pilotabili tramite un complesso sistema di reti neurali a cui solo dei ragazzi di 14 anni, ossia chi è nato dopo il Third Impact, è in grado di collegarsi. Si scoprirà presto che la trama è un mero pretesto per parlare di depressione, traumi e, soprattutto, incomunicabilità tra le persone. Un ottimo esempio di come un messaggio possa passare attraverso una storia senza diventare un saggio e senza soverchiarla. Alcuni parlavano di un nuovo adattamento di cui nessuno sentiva il bisogno. Il primo era stato ampiamente apprezzato, un doppiaggio forse un po’ complesso ma ben fatto, ma non era solo questo il problema. Nelle anteprime di Netflix c’era un sentore strano, quella stramaledetta vocina che diceva: “STANNO PER FARE LA CAZZATA!” Nel riassunto (proprio quello di Netflix) si parla di angeli, il primo episodio si chiama L’attacco dell’angelo, la parola angel appare nella sigla, la sigla stessa parla di “tenshi”, quindi angelo, i cattivoni brutti e cattivi hanno nomi di angeli, sugli schermi all’interno della serie appare la parola angel… ma nell’anteprima, neanche nel riassunto, si legge “apostolo”. Ottimo. Non sarebbe neanche sbagliato, visto che nella serie li chiamano shito (1) e non tenshi (2). Ma da dove deriva questo angelo, allora? Non è più corretto apostolo? No e le ragioni riguardano proprio la cultura occidentale. Noi con gli angeli e gli apostoli ci siamo nati e cresciuti, sappiamo cosa sono. I primi sono esseri superiori all’uomo, diversi e messaggeri di dio, i secondi sono, appunto, uomini. Questo concetto è chiaro pure al regista e ideatore della serie, Hideaki Anno, che ha affermato che va benissimo, per noi, chiamarli angeli. Del resto, si tratta di un nome che lui ha usato perché ritenuto affascinante (un po’ come per noi potrebbe esserlo kami). Il problema apostolo-angelo non basta da sola a spiegare il caos scaturito. L’adattamento è stato affidato a un tristemente noto Gualtiero Cannarsi, persona che non vuole accettare che “Dio Bestia” in italiano è una bestemmia. Persona che dice più volte di attenersi alla volontà dell’autore, per poi modificare angelo in apostolo perchè fedele all’opera originale. Chiuso il discorso angeli, in realtà secondario a tutto quanto ne è scaturito, parliamo di quel che mi preme: l’italiano, spacciato per aulico. È questo il problema, qualunque lingua parlino i personaggi non è italiano.
Da rigor scientifico, andrò a smontare la tesi di Cannarsi:
“non lavoro per il pubblico, ma per l’opera”.
Sappiamo che Evangelion non parla di alieni che arrivano sulla Terra, bensì di depressione, la stessa che il regista ha provato. Il suo obiettivo era dunque quello di comunicare al mondo che se ne può uscire, che è possibile comunicare con gli altri trovando la giusta distanza (nell’anime, la teoria del riccio). Non sono supposizioni.
«In Neon Genesis Evangelion ho cercato di inserire tutto me stesso. Io, un uomo distrutto, che non ha potuto far nulla per quattro anni. Un uomo che è fuggito per quattro anni. Un uomo che, semplicemente, non era ancora morto. Poi, mi venne in mente un pensiero, “non devo fuggire!”, e misi in moto questa produzione. Il mio intento era quello di imprimere i miei sentimenti sulla pellicola.»
Voleva trasmettere sentimenti, voleva appunto comunicarli.

Cosa significa comunicare

Comunicazione: Cum (con) +munire (legare) = legare con, creare un legame con. Di più ampio respiro: condividere. Che cosa? Informazioni, sentimenti. La comunicazione è più complessa di quel che sembra. Pensate al telefono senza fili: si parte con ciao, si finisce con vecchia. Ci sono tre oggetti fondamentali nella comunicazione:

emittente, messaggio, ricevente.

È possibile suddividere ulteriormente il messaggio in significato, significante e codice. Prima o poi ci farò un articolo, ma il codice deve essere lo stesso per emittente e ricevente e segue regole ben precise. La comunicazione di Cannarsi riguarda un oggetto che non esiste: l’opera. Non fraintendete, non voglio dire che l’opera d’arte non esiste, solo che non esiste come concetto comunicativo, essendo in realtà una summa di ciò che è stato detto prima. Posso presupporre si riferisca al messaggio in giapponese. Tale messaggio, viene però suddiviso in significato, significante e codice. Ora, per Cannarsi non esiste né il codice né il significato, esiste solo l’emittente, ricevente e significante non esistono. Più volte nella live ha accennato al fatto che non può sapere cosa volesse Anno (e abbiamo già dimostrato come non sia vero), per cui ha deciso di tradurre parola per parola (e alcuni hanno dimostrato non essere neanche davvero così), non tenendo conto che nel momento stesso in cui io, autore, permetto l’adattamento, sono cosciente che questo verrà, appunto, adattato. È sottinteso, per questo non lo ha detto, perché intrinseco nello stesso messaggio di comunicazione che lui vuole mandare.
“How old are you?” si traduce con “Quanti anni hai?” non con “Come vecchio sei?”
Spesso lo si accusa di non avere la laurea e qui finiamo su un campo minato. La laurea attesta di aver studiato, quello di cui davvero si accusa quest’uomo è di non avere studi alle spalle, tutte le sue teorie non sono supportate da studi precedenti. Non ha fatto corsi di giapponese, lo ha ammesso, è autodidatta e lo capisco anche. Era una passione di nicchia, oggi non lo è più. Si faceva per passione. Oggi è diverso, tante persone studiano lingue diverse, per adattare bisogna anche conoscere la storia di un paese e la sua cultura, non basta saperne a lingua. La passione non basta più, ci vuole qualità. E bisogna conoscere le base della comunicazione. E a chi dice: “È italiano aulico, siete voi a non capire”, aggiungendo un bellissimo: “Topolino ha un linguaggio alto, nessuno se ne lamenta” vorrei fare l’esempio con la frase di Peperino forse più famosa:

“Inutile ostentazione di plutocratica sicumera”.

La frase non solo rispetta la costruzione italiana, ma è anche chiarissima senza conoscerne il significato. È chiarissimo il senso anche senza sapere che sicumera significhi sicurezza e plutocratica ricchezza.

Conclusione e analisi logica

La frase deve rispettare la costruzione standard e il significato del lessico. Se per capire devo mettere in pausa, qualcosa non funziona.
Quest’oggi, alle ore dodici e trenta, per le intere regioni del Kanto e del Chubu, incentrandosi sulla provincia del Tokai, è stato diffuso un proclama di stato di emergenza speciale. I gentili residenti sono pregati di prendere prontamente riparo nei rifugi designati. Si dà ripetizione dell’annuncio: [ripete]
La frase suona strana. Stranissima. Qual è il problema? Che non è né realistica né naturale. Naturale perché basta andare in stazione per sentire: “il treno delle 12:30 in direzione x è in ritardo di 5’”, molto diverso da: “Quest’oggi, alle ore 12:30, per il treno in direzione x, incentrandosi su questa stazione, è stato diffuso un proclama di ritardo”. Realistica perché – chi scrive lo sa – una frase deve essere snella. La TV che ha tempi molto ristretti. Inoltre parliamo di un “proclama di stato” (nel 2015?) che deve essere riprodotto in ripetizione e di immediata comprensione. Cosa vuol dire incentrandosi sulla provincia del Tokai? Il centro è Tokai, ma di cosa? Analizziamola:
temporale + luogo + inciso + predicato + soggetto + specificazione + specificazione. Soggetto + predicato (passivo forma implicita) + avverbio modale + oggetto + moto a luogo.
I gentili residenti sembra l’incipit delle mail che invio ai prof. Sì, lo so. In Giappone sono formali, hanno una parola per tutto. Bene, noi no. Ci sono altri modi per rendere il formale, lo vedremo fra poco. Come è stato reso nel primo adattamento?
Quest’oggi, alle ore dodici e trenta, è stato dichiarato lo stato di emergenza straordinaria nelle intere regioni del Kanto e del Chuubu, e in particolare nella zona del Tokai. Vi preghiamo di raggiungere i rifugi designati il più presto possibile.
Temporale + temporale + predicato + oggetto + stato in luogo + stato in luogo circoscritto. Predicato + moto a luogo + temporale. Il formale è stato mantenuto con il “Vi preghiamo”, con il Tokai non si gioca al tiro al piattello e il proclama di stato di emergenza speciale è solo lo stato di emergenza speciale. Vi ricordate la faccenda petaloso? Ve la rimembro io. Una professoressa manda una mail alla Crusca, chiedendo di inserire la parola petaloso, inventata da un bambino suo alunno, nel dizionario. La Crusca risponde che non si può, in quanto l’inserimento nel dizionario, uno, non compete loro e, due, dipende dall’uso che se ne fa. Petaloso segue le regole di costruzione tipiche italiane, tuttavia non è una parola “vera”, in quanto non usata. Recalcitranza non ha, per lo stesso motivo, un suo lemma nella Treccani. Come specifica la stessa pagina, non è neanche corretta.
Niente da fare. E Infatti non sarei dovuto venire.
“Infatti”, secondo Crusca e Treccani, regge una frase esplicativa. Esempi (presi da Treccani): “Fa caldo, infatti si scioglie la neve”, che può diventare: Si scioglie la neve perchè fa caldo. “Mi sento appesantito: i. ho mangiato troppo” → mi sento appesantito perchè ho mangiato troppo “È una festa familiare: solo gli amici più intimi, i., sono stati invitati.” → Poiché è una festa familiare, sono stati invitati solo gli amici più intimi. Talora segna il passaggio a una dimostrazione, a un’argomentazione dichiarativa: “il risultato della moltiplicazione non può essere che zero: se noi, infatti,(…)” → il risultato della moltiplicazione non può essere che zero: perciò se noi (…) In frasi ironiche: m’aveva promesso di tornare; i. non s’è più visto → Poiché mi aveva promesso di tornare, non si è più visto. “Non sarei dovuto venire perchè niente da fare.” Lo sentite che qualcosa non funziona? Primo adattamento:
Non ci voleva. Sapevo che non sarei mai dovuto venire qui.
Guarda caso, manca infatti. Credo di aver ampiamente dimostrato che chiunque dica che la lingua del secondo adattamento di Evangelion, non conosca la grammatica stessa della sua lingua. Evangelion è un’opera nata con lo scopo di comunicare sentimenti, impossibili per un utente italiano da recepire con questo adattamento. P.S.: Piccolo appunto sulle live: sarebbe stato il caso di avere dei professionisti del settore e non degli youtuber. Un linguista giapponese avrebbe potuto muovere critiche più sensate sul suo operato che non dei semplici appassionati, per quanto famosi e preparati. Così come dei traduttori o degli adattatori, anche che fossero ancora a livello di studio.
Fonti: (1) Wikipedia jp: ShitoShito evangelion (2) Wikipedia jp: Tenshi Wikipedia it: SignificanteComunicazioneEvangelion Distopia: Angeli, il giusto adattamento di “shito” in Evangelion Dimensione Fumetto: Gualtiero Cannarsi, Nel Di Lui Caso – Introduzione Dummy sistem: A proposito del nuovo adattamento/doppiaggio di Netflix… BadTaste: Neon Genesis Evangelion: “Angeli” o “Apostoli”? Gualtiero Cannarsi ci spiega il suo nuovo adattamento per Netflix Prima Live (3 ore) Seconda Live (3 ore e 45) Cinefacts: Neon Genesis Evangelion e l’adattamento: Jessica Consalvi difende Gualtiero Cannarsi

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