L’invito

Immagine di Roberto Rizzo

Questo racconto partecipa alla challenge Raynor’s Hall.

Questa volta ho fatto qualcosa di un po’ particolare. Sulle storie di IG ho posto alcune domande, tra cui di scegliere tre parole che poi avrei usato. Alla fine, dei consigli ho usato solo le triplette che mi hanno suggerito, usando tutte quelle suggerite.

Quindi, eccomi di ritorno con un nuovo racconto brevissimo.


Su un piedistallo decorato da note colorate, la maschera era illuminata da un debole fascio di luce del sole morente. La sala era completamente spoglia, se non fosse stato per quell’unica teca presente. Il sottile profumo di belladonna impregnava l’aria. Aveva imparato a riconoscerlo, Leonardo usava una droga a base di quelle bacche per provocarsi le allucinazioni: “Vedo la musica!” diceva spesso dopo averla presa. Poi si metteva all’ukulele, quel maledetto ukulele, e chissà cosa sentiva al posto di quelle note stonate. Girò attorno alla maschera per osservarla meglio. Qualcuno aveva stilizzato un aliante, con tanto di abitacolo per renderlo riconoscibile, che volava tra le nuvole. Una maschera veneziana con un simile decoro, chi potrebbe mai averla pensata? Quel negozio era abitato da qualcuno: il parquet era pulito e lucido, non un filo di polvere era presente sulle teche, non una ditata sui vetri. Ma non c’era nessuno. Aveva aperto la porta, il campellino aveva suonato, tuttavia il proprietario non si era fatto vedere. Aveva curiosato in quella piccola bottega sperando di trovare indizi su dove fosse Leonardo, inutilmente. La maschera era per lui, aveva la licenza di pilotaggio, e aveva avuto la tentazione di prenderla. La lasciò lì. Chiuse la porta appoggiando la mano sulla lastra “NON RITIRATE”. Perché commissionare qualcosa e poi lasciarla lì? Se non l’aveva presa, probabilmente l’artigiano non sapeva dove fosse finito e quella via non l’avrebbe portata da lui.

Camminò tra le calli finché la luna piena non fu l’unica fonte di luce. Ritornò in una via illuminata, cercando un bar in cui poter passare la serata. Da quando Leonardo era scomparso, non era più uscita. Si sedette sul bancone e ordinò uno Spritz. Giocherellò con la cannuccia e il ghiaccio, osservando il biglietto d’invito che aveva lasciato sul comodino.

“Siete invitato alla festa in maschera che si terrà tra due settimane sul mare. Recatevi all’indirizzo sul retro per ritirare la vostra maschera, il Costruttore vi dar le informazioni necessarie a raggiungere la Villa.”

Secondo la polizia, non c’era nulla a quell’indirizzo, ma lei aveva trovato il negozio con la maschera non ritirata. A quella festa non c’era andato. Senza di lui, la sua vita era vuota. Era un pazzo, un folle che le ripeteva sempre che l’amava, che era il suo cuore, che senza di lei non viveva. Fumato e drogato, viveva nel suo mondo ma non aveva mai fatto nulla di male. Finì di bere, pagò e uscì per le strade di Venezia. Una piuma svolazzava davanti a lei, planando dolcemente. Prima di cadere per terra, un alito di vento la spinse in un vicolo.

“Perché no?” e la inseguì, tra vicoli e cunicoli finché non rimase sollevata in aria per uno strano gioco di folate. L’afferrò ancora svolazzante e solo allora si accorse che era una penna. Il pennino in metallo brillava alla luce della luna e si allungava su tutto il vessillo. Gli parve di riconoscere lo stile, quando il bubbolio di un gufo la fece voltare. Dietro di lei c’era un uomo molto alto, vestito con una camicia che non avrebbe stonato in una festa in costume. Si inchinò.

“Signorina, Leonardo non ha ritirato la maschera. Non è mai successo, tuttavia vi chiedo di non cercarlo. Il negozio si è palesato a voi, ma vi sconsiglio caldamente di proseguire su una strada che è stata lastricata per qualcun altro. La Verità potrebbe condurvi su un sentiero di perdizione.”

Un alito di vento e scomparve, in una nuvola di piume, lasciandola interdetta con la penna in mano.


 

Le triplette erano:

  • Nuvola. Penna. Aliante.
  • Luna Piena. Gufo. Belladonna.
  • Sole. Cuore. Amore.
  • Ukulele. Cannuccia. Parquet.

Era un po’ che pensavo di continuare con il Costruttore di maschere, se tutto va bene, penso e spero di scrivere racconti autoconclusivi legati a questa figura.

⇐Storia precedente

7 pensieri su “L’invito

  1. Pingback: Racconti XXXI Challenge – Verità – Raynor's Hall

  2. Bellissimo racconto, mi ha intrigato. Mi piace molto il tuo stile. Ho adorato l’ambientazione a Venezia, città che conosco molto bene, e ho apprezzato quel velo di mistero che aleggia per tutto il racconto: il ragazzo scomparso, il negozio che si palesa solo ad alcuni. Brava! 🙂

    Piace a 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...