Scrittura | Riflessione sul Politically correct

Dopo aver lasciato il blog un po’ a sé stesso, vorrei riprendere a pubblicare, magari rimettendo mano a quella specie di rubrica sulla scrittura che avevo progettato e mai davvero messo in pratica.

Inizialmente volevo partire dalle basi della comunicazione, ma ho preferito una riflessione sul politically correct, ossia quella strana parola che viene chiamata in causa quando qualcosa ci appare troppo buonista.

Introduzione

Nel corso della storia dell’umanità, la sensibilità sociale si è modificata. Quante volte avete sentito dire “una volta si era più educati“? In realtà non è proprio vero.

La strada da fare è ancora lunga, ma rispetto anche solo a qualche anno fa, il rispetto è aumentato. Oggi – parlo dell’occidente – non si arresta qualcuno perché è omosessuale e non si obbliga una donna a sposare il proprio stupratore.

Ricordiamo il passato meglio di quello che fosse in realtà, anche se i ricordi negativi ci segnano più nel profondo.

Oggigiorno, tra internet e i social, i discorsi che prima restava nel baretto sotto casa, oggi raggiungono il mondo. E si sommano. In sostanza, a chiunque è dato dire la propria. Bene o male che sia, è inutile negare che ciò crei caos.

Il ‘politicamente corretto‘ di per sé è un bene: ci sono parole che, alla lunga, diventano inaccettabili. L’esempio più plateale è la parola “negro”, un arcaismo per il semplice colore nero (negrum, in latino) ma che, per – ragioni che ci portiamo dietro fin dal colonialismo – si è caricato di una serie di significati a dir poco obbrobriosi1.

Tuttavia, c’è differenza tra arte e discorso orale.

Il parlato influenza il nostro modo di pensare

Il 99% degli insulti che vengono rivolti a una donna, riguardano il mestiere più antico del mondo. Non usare parole associate a concetti negativi – es. handicappato – con parole più “politically correct” – diversamente abile –può, a tutti gli effetti, cancellare la pessima aura che tale concetto assume.
Il politically correct nella vita di tutti giorni serve e va favorito.

Il problema, dunque, riguarda il politically correct nell’arte.

Politically Correct in arte

Fantasia, il film Disney in cui musica e animazione si fondono, ha subito un taglio in uno dei suoi corti. Durante la Pastorale vediamo diverse centaure, una di queste ha tratti tipici dell’allora cliché “nero”, tra cui l’unico lavoro che si pensasse potessero fare: la servetta della bella centaura bianca e bionda2.

Eliminare questi riferimenti equivale a cancellare la nostra storia. Bella o brutta che sia, determinati pensieri ci sono stati e cancellarli non è sicuramente una situazione accettabile, che differenza ci potrà mai essere con il tipo di censura presente nel 1984 di George Orwell?

Per fortuna, la sensibilità comune si modifica nel corso del tempo, e in un film contemporaneo certe scelte sono quanto meno discutibili, ma non lo è forse anche la censura? Non è forse meglio spiegare ai figli che si tratta di una visione errata e distorta della realtà?

Se vi sembra un caso isolato, vorrei riproporre almeno altri due esempi, uno che riguarda la violenza sulle donne e uno che riguarda l’abuso di stupefacenti.

In entrambi i casi, vorrei ricordare che in narrativa esiste lo Show, don’t tell. Secondo questa regola, non basta dire che uno è cattivo, ma devi mostrarlo attraverso le sue azioni.

Osservate la locandina qua sotto.

Apocalisse afferra al collo Mistica e la solleva. Di lato la frase “solo i più forti sopravvivranno”.

Apocalisse è il cattivo di turno, Mistica un personaggio molto amato dai fan. L’impatto è forte perché sappiamo che Mistica non è la bella principessa che attende di essere salvata, non è inerme. Eppure neanche lei riesce a contrastarlo.

In un universo in bianco e nero come quello dei supereroi, dove bene e male sono nettamente divisi, non può essere altrimenti. Trovo molto più grave che nella realtà, dopo una violenza, venga chiesto alla vittima cosa indossasse.

In questa immagine Mistica non passa da vittima a istigatrice, Apocalisse non la sta attaccando perché è nuda, non la sta punendo perché non ha lavato i piatti. La sta aggredendo perché ha provato a fermarlo.

Dov’è la violenza domestica?

Comics Code Authority

Conoscete il Comics Code Authority3? Era un organo con il compito di valutare le opere in base ai contenuti: vietati i nudi, vietate le allusioni al sesso, vietato il fumo, vietata la droga…

Fu il periodo in cui le vendite dei fumetti americani crollarono miseramente. Se i cattivi non possono fare del male, i buoni cosa combattono? Dov’è il conflitto che ogni buona storia dovrebbe avere?

Il numero 96 di Amazing Spiderman uscì senza il bollino di approvazione del CCA. In questo numero, richiesto dal ministero per la salute, l’Uomo Ragno salva la vita di un ragazzo in pieno trip. Per il CCA non aveva importanza se il tema veniva condannato o no, non poteva essere mostrato.

Il male non sempre è brutto, a volte si traveste di buone intenzioni. Il binomio bene/male poi non è così netto, persone malvagie possono essere capaci di buone azioni, ma non è questo a giustificarle.

Una buona azione non cancella una cattiva: un ravvedimento sincero potrebbe far cambiare partito al cattivo di turno, ma non eliminerà ciò che è successo.

Oggi abbiamo paura di offendere chiunque semplicemente raccontando una storia. Per questo creiamo storie sempre più leggere, abbiamo sempre più paura di osare. Se volete creare una storia in cui è presente un antagonista xenofobo, tale antagonista deve insultare le persone straniere. Ed è il pensiero del personaggio, non dell’autore.

Ma ve lo immaginate un razzista che dice: “Sei un diversamente abile, vicino dalla pelle diversa dalla mia!”

È più realistico che dica: “Ritardato, negro di merda!”

E personalmente preferisco leggere certi dialoghi piuttosto che una blanda censura del tipo ‘lo insultò pesantemente’.

Perché il politically correct usato nel modo sbagliato porta solo alla censura e alla descrizione di un mondo edulcorato che non esiste.

Non si tratta di non essere volgari, si tratta di sapersi giostrare bene tra le tematiche mostrate.


Approfondimenti:

1 cfr Il mito della doppia creazione. Se siamo nati tutti uguali, come poterono giustificare i colonialisti cristiani lo schiavismo coloniale? Semplice, quando Adamo ed Eva vennero scacciati dall’Eden, trovarono un’altra razza fuori dalle mura. I bianchi discendono da Adamo ed Eva, i neri da questi esseri creati fuori. Questa teoria è accennata in diversi libri di antropologia culturale (scusate se non li cito, momentaneamente non ne ricordo il titolo, sono testi che ho studiato alla triennale) e oggi viene ogni tanto ripresa da sedicenti studiosi biblici, omettendo ovviamente che i neri siano inferiori ma parlando di razze “altre”. (PS: è una teoria che storicamente fu rifiutata dalla Chiesa ufficiale, ma prese piede tra gli schiavisti)

2Centaura di Fantasia: Link

3Comics Code Authority:  Link

Un pensiero su “Scrittura | Riflessione sul Politically correct

  1. Pingback: Dinastia del dente di leone – La grazia dei re [recensione] | La Corte

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...