Netflix, A classic Horror Story

Questa recensione  sarà un po’ complicata, più simile a un’analisi. 

A classic horror Story, Netflix

Inizio con una breve introduzione spoiler free, nella seconda parte dovrò, per forza di cose, fare un po’ di spoiler. 

A classic Horror Story è un film italiano che, a livello tecnico, non teme il confronto con gli americani. Il titolo fa già presagire ciò che vedremo: uno slash classico, al punto che, se conoscete le regole del gioco, sapete già da subito chi sarà a morire e chi a sopravvivere. Fino a circa due terzi del film l’ho a dir poco adorato, riconoscendo anche buona parte dei riferimenti; poi il finale, ahimé, si perde in spiegazioni che sono davvero di troppo e simbologie che, sì, sono chiare nel significato ma non nel legame con la storia.

Peccato però, spero che “A classic horror story” possieda questi difetti perché abbiamo perso la cultura dell’orrifico e del fantastico (impregnando l’opera di una rabbia repressa che accusa i fruitori) e che sia solo l’inizio di una serie di film di genere tecnicamente valida ma con meno frustrazione addosso.

Da qui in poi, la parte spoiler. Si tratta SOLO degli ultimi venti minuti (se non ricordo male), il resto della trattazione l’ho trovata davvero ben fatta e degna di nota, il finale è stato proprio squallido, a mio avviso.

Il film mi è piaciuto fino al pezzo in cui la protagonista è inchiodata al tavolo con i suoi persecutori. Per me, poteva finire lì: con l’arrivo della polizia (SENZA dare ulteriori spiegazioni) e la tizia in rosso che se ne va. In questo punto avrei preferito un approfondimento sulla parte dell snuff movie, piuttosto che l’ennesima retorica sulle motivazioni della mafia. 

Da qui parte davvero uno spiegone che prosegue fino alla fine del film, con il post credit che, a parer mio, è davvero osceno.

Infodump assolutamente non richiesto sul pensiero della mafia

Finora solo accennato, tramite la leggenda di Osso, Mastrosso e Carcagnosso (di cui ammetto la mia ignoranza, non avevo mai sentito), tutta la parte al tavolo del perché del rituale ha fatto perdere, a mio avviso, l’interpretazione che ne dovrebbe dare invece il fruitore.

Quella casa nel bosco

I riferimenti agli horror classici sono tantisismi, ma qui andiamo ben oltre la citazione. Ma mentre Whedon in alcune interviste ha detto chiaramente che voleva mostrare un punto di vista diverso  di chi si diverte guardando un horror, qui abbiamo un dannato messaggio contraddittorio: in parte critica a chi gli horror li guarda e in parte chi predilige quella reale. Il messaggio che vuole passare è che in Italia, un horror non lo possiamo girare. Non viene apprezzato perché violento e di cattivo gusto… ma, sempre gli italiani, sono attratti dal macabro reale, quello visto al telegiornale. 

È un messaggio troppo caotico e mal fatto, facilmente fraintendibile. Sembra voler accennare al fatto che chi dirige film horror sia uno psicopatico. Questo discorso è trito e ritrito, sui forum e sui social e non solo per quanto riguarda gli horror, ma qualunque narrativa di genere. Insomma, ho avuto l’impressione che stringesse l’occhio a chi la pensa in questo modo.

La protagonista vista come un salvatore mancato.

La domanda principale è: perché?

All’inizio la vediamo mentre sta andando ad abortire, il suo viaggio ha questo scopo. Osserva il quadro di un santo mentre parla con la madre. Alla fine viene inchiodata con i palmi alla sedia. Riesce a liberarsi e, come Cristo si aizza sui mercanti, lei si aizza contro il suo torturatore. E poi la scena finale, in caso tu non abbia ancora capito il messaggio te lo rendo in maniera poco credibile: una ragazza ferita attraversa la spiaggia, TUTTI la riprendono e nessuno l’aiuta (giusto a rimarcare già quanto detto dal regista psicopatico). Siamo seri, le cronache sono piene di persone che aiutano la vittima di turno, questo è qualunquismo bello e buono. Capisco il messaggio di turno di chi osserva senza fare niente, ma è stato reso malissimo. Lei che attraversa la spiaggia fino al mare e infine cammina fino ad affogare. Altra simbologia che cozza un po’ con il patto narrativo: tutti abbiamo provato a camminare sul fondo, sappiamo tutti che non è possibile. Inoltre andando a farsi benedire la battaglia interiore che si intuisce alberghi nella ragazza, non pienamente sicura di voler abortire (se si fossero concentrati su questa tematica, a mio avviso, sarebbe stato meglio).

Finito? No, post credit. 

Lo snuff movie viene visto nel deep web. Chat di persone che ne discutono, una persona lo vede in cinque minuti saltando le varie scene, lo critica “all’italiana” (che vi assicuro che non è propriamente solo italiana questa pratica) di gente che commenta negativamente senza aver visto il film. Altro luogo comune. 

Riassuntone

I messaggi, sul finale diventano caotici e… troppi: mafia; aborto, “in Italia non puoi fare horror ma sono tutti attratti dal macabro del TG fino a diventare morbosi” (che viene DETTO, non fatto intuire); la salvatrice che potrebbe cambiare le cose e si immola per… devo essere sincera, non ho capito; e infine, totalmente senza senso, il post credit finale, quasi come a pararsi dietro alle critiche negative: “se non ti è piaciuto, non lo hai visto e non lo hai capito”.

Un parere | Alice in Borderland

L’ho trovato per caso tra i consigliati. In realtà il nome non mi era nuovo, ma pensavo fosse perchè è l’ennesimo retell di Alice in Wonderland. Ne siamo pieni, ma ehi… non bastano mai.

Così lo faccio partire e penso “Ma che bello! Parte subito”. Quando controllo il totale degli episodi capisco che no, non parte subito ma avevo saltato il primo episodio.

Sì, sono tonta.

Arisu, Chota e Karube sono amici praticamente da sempre. Arisu si sente un fallito e in condizione di inferiorità rispetto al fratello minore, Chota è un informatico che deve mantenere la madre e sembra lo faccia contro voglia (più avanti scopriremo perché) e Karube è un barista innamorato della ragazza del suo capo. 

È stata una giornata no per tutti e tre, perciò quando finalmente riescono a incontrarsi, si sentono “i re del mondo”. A loro basta quello. In pieno giorno scoppiano dei “fuochi d’artificio” e i tre (che hanno appena causato un incidente, si nascondono in un bagno pubblico. Ma salta la corrente e, quando escono dal bagno, scoprono che sono rimasti da soli. Non c’è più nessuno.

La sera, scoprono che se vogliono sopravvivere, devono partecipare a dei giochi, dei “game” e superarli. Pena la morte.

Sembra una trama da manga e in effetti è così: scritto e disegnato da Haro Aso e pubblicato nel 2010. 

Temevo che la serie si sarebbe presto trasformata in un teen drama, ma così non è stato. Ho apprezzato molto l’episodio del lupo e dell’agnello, così come il game finale.

Alcuni giochi erano fin troppo citofonati, altri sono noti indovinelli, ma ha retto fino alla fine. 

Ci ho letto un po’ di citazioni, esempio in un game devono superare delle stanze con una trappola mortale e la testa è andata subito a The Cube

Ha avuto una piccola caduta di stile sul finale, parlo proprio degli ultimi dieci minuti, il cui richiamo agli young adult è stato palese, ma si tratta solo di un artificio volto a dire “ehi, non è finita, c’è la seconda stagione” (che sapevamo già perché mancano alcune carte).

l’autore, per l’occasione, ha pubblicato anche un seguito della sua opera chiamato “Alice in Borderlands: Retry”.

Se vi piace il genere horror\distopia potreste provarla, io l’ho apprezzata molto. Non troppo pesante, ma in grado di far emozionare (almeno, per me la sfida del sette di cuori rimarrà nel cuore per molto tempo).

Un parere | Divergent series, terza parte

ALLERTA SPOILER

Voglio mettere in luce le debolezze del film a livello di trama. Vi svelerò quindi i colpi di scena del film. Siete avvisati.

Se amate Divergent, questa analisi non fa per voi.

Non insulterò le persone a cui piace, il piacere personale deriva da meccaniche complesse che racchiudono molte variabili, alcune anche estremamente private. Se vi è piaciuto, buon per voi. 


Eccoci giunti al terzo film.

Triss ha liberato Chicago dal giogo degli eruditi. Chi prende il potere? Ma ovviamente gli esclusi, che hanno aiutato Triss. In realtà più che dare un rifugio non fanno, ma si sa come vanno le cose, no?

Vi vedo, qualcosa non vi torna negli esclusi. Già, neanche a me. Una fazione a tutti gli effetti ma che non è una fazione… formata da persone che non si sono sentite parte del sistema. Non so voi, a me paiono divergenti a tutti gli effetti. Se ve lo siete chiesti pure voi, no. Semplicemente sono stati esclusi per ragioni varie. Perché questi vivono mentre i divergenti vengono ammazzati, lo sa solo chi ha scritto la storia.

Dopo l’ennesimo colpo di stato, vengono riproposte ‘ste benedette fazioni. Un consiglio formato da sei membri era troppo difficile a quanto pare.

Anche qui, rapido riassuntone: fratello di Triss aveva tradito per tornare dagli eruditi, dovrebbe essere giustiziato ma viene salvato, gruppo di protagonisti e secondari scappa dalla recinzione, una della compagnia muore totalmente a caso perché sì, Caleb che vede una pozza e capisce che è radioattiva (forse perché rossa), sparatorie in mezzo al deserto che un cieco centrerebbe meglio il bersaglio, ologramma che sparisce e fa apparire un esercito che salva i nostri eroi, il mondo è devastato alla Mad Max, vengono portati all’aeroporto di Chicago trasformato in un centro di sanità, qui scoprono la verità (ne parliamo dopo), tutti eroi, si scopre che l’unica divergent è Triss, gli altri non lo sono, scoprono che qualcosa non torna e che i salvatori in realtà rapiscono bambini e cancellano loro la memoria perché… bè, perché sì, a Quattro non sta bene, a Chicago scoppia la rivoluzione, Quattro torna a casa, Caleb scopre di Quattro, avvisa Triss, tornano a Chicago, boom boom, bang bang, capo di aeroporto di Chicago muore, rivoluzione sventata, film flop colossale, non viene girato il quattro.

Già. La serie di film non finisce.

In ogni caso, non è la trama del tre che mi interessa, che è solo una successione di eventi tipica da film d’azione,  quanto la spiegazione.

La Storia nel film

Gli esseri umani hanno provato a migliorarsi geneticamente e hanno fallito creando persone con caratteristiche caratteriali più accentuate. Inutile che sto a spiegarvi quali, le fazioni.

Questi umani vengono perciò considerati come danneggiati e devono essere riparati.

Come? Rinchiudendoli in una teca da laboratorio aspettando che nasca un divergent, che ha il corredo genetico riformato. Li dividiamo in fazioni e li facciamo vivere in pace così.

Non so da dove partire per far capire come non stia né in cielo né in terra questa cosa.

Uno, dentro Chicago, prima del colpo di stato degli eruditi, stavano in pace. Quindi dove stava il problema? Forse qualche problema con gli intrepidi, ma sarebbe bastato convogliare la rabbia e stavano calmi, come s’è visto nel film.

Due, voglio sistemare il corredo genetico di questa generazione… suddividendoli per corredi genetici simili. Eh? Ma obbligarli a procreare con la persona più adatta no? Qual era l’obiettivo, far nascere la variazione senza che fosse possibile variare il corredo genetico? La base per un disptopico c’era, magari alla Brave New World o alla The Lobster.

Ma poi curarli e isolarli… perché? Non sono contagiosi (parliamo di DNA) e non sono pericolosi, cosa spinge a rinchiuderli? Non fanno manco esperimenti, li guardano e basta. Non so… scienziati senza scrupoli che per studiare il comportamento umano, hanno elaborato quel sistema e inoculavano sostanze particolari. La spiegazione devo dire che mi ha ricordato Maze Runner (2009).

Conclusioni

Il film in realtà non è neanche così pessimo. È frenetico, mantiene alta l’attenzione, le prove le ho anche trovate interessanti… ma non ha una struttura. Si susseguono momenti su momenti che guardi un po’ come mangi certe galette: non sanno di nulla ma devi masticare. Momenti epici totalmente a caso, mal gestiti, una trama che ha non fondamenta perché la storia su cui si basa non ce l’ha. Devo dire che ho capito perchè molti fan si sono trovati delusi dal finale, non regge (il libro era pure peggio da quel che ho letto).

Le avvisaglie c’erano tutte però, i buchi sono iniziati ai primi dieci minuti di film.

Ora avrei una domanda da porvi: ci sono film che avete visto, vi hanno fatto pena e non sapete perché? Non valgono i film palesemente brutti, parlo di film come questi. Che sì, non sono neanche così brutti però… Consigliatemene qualcuno, li uso per esercitarmi nell’editing.

Un parere | Divergent series, seconda parte

ALLERTA SPOILER

Voglio mettere in luce le debolezze del film a livello di trama. Vi svelerò quindi i colpi di scena del film. Siete avvisati.

Se amate Divergent, questa analisi non fa per voi.

Non insulterò le persone a cui piace, il piacere personale deriva da meccaniche complesse che racchiudono molte variabili, alcune anche estremamente private. Se vi è piaciuto, buon per voi. 


Nel secondo film vediamo i fuggitivi vivere tra i pacifici, vi salto le dinamiche banalissime che si creano (intrepidi e pacificisti assieme, tradimenti, fughe rocambolesche). Vi giuro che non succede nulla fino a più o meno la fine: Quattro e Triss si rifugiano dai Candidi, dove sono costretti a dire la verità a causa di una sorta di siero che viene loro iniettato.

Triss sotto siero della verità rivela di aver ucciso non solo un suo compagno e amico, ma anche i genitori.

Peccato che anche qui abbiamo una debolezza di trama. È vero che lei ha sparato all’amico, ma era una situazione di vita o di morte (o lei o lui) ma non ha ucciso i suoi genitori, al massimo ha causato la morte del padre. La madre è stata uccisa mentre scappavano, il padre mentre cercavano di infiltrarsi tra gli eruditi. Tuttalpiù avrebbe potuto dire “non sono riuscita a difenderli”. Ricordiamoci che è sotto siero della verità, non è la sua coscienza a parlare. In ogni caso, la scenetta serviva solo a far perdere a Cristina la fiducia in Triss. Giusto un momento.

La notte successiva, i candidi vengono attaccati, si rifugiano dagli esclusi dove (sopresa!) si scopre che la madre di Quattro è viva.

In tutto questo il fratello di Triss (che aveva scelto gli eruditi) se ne torna dagli abneganti, un tizio tradisce (se ve lo state chiedendo, sì. Lo stesso di prima. E lo farà ancora e ancora), sempre lo stesso tizio fa capire alla capa degli eruditi che: “Ehi! Ma io controllo gli intrepidi grazie a un chip!” perciò costringe tipi a suicidarsi, Triss non lo può permettere e si consegna. E abbiamo passato un’ora di film.

Torniamo alla scatola, il maggiore dei nosense.

Erudito=scienziato=logica, ricordatelo.

Questa benedetta scatola è stata lasciata dagli antenati. Può essere aperta solo superando tutte le prove delle fazioni e solo un divergent può farlo.

Gli antenati vi lasciano una scatola che solo un divergent può aprire e gli scienziati sono convinti che i divergent siano un pericolo.

Vi lascio stare tutto il pezzo in mezzo, in ogni caso Triss viene liberata grazie al traditore (che tradisce di nuovo, stavolta gli eruditi) e, invece di prendere la scatola e tentare di aprirla da sola, Triss decide di aprirla lì. Sì, sembrerebbe che la tattica militare non sia un corso insegnato tra gli intrepidi.

Supera l’ultima prova e scopriamo che… gli antenati cercavano un divergente (ma non me lo sarei mai aspettato).

Vi salto tante altre piccole sottigliezze: capo erudita muore, madre di Quattro prende il potere. Avete già capito immagino che succede nel tre.

PS: avevo saltato la parte del chip. In ogni caso, dopo la prova avevano iniettato ai nuovi intrepidi un chip per il controllo mentale, che sui divergent non funziona. Gli anziani… be’, sembra che siano tutti corrotti, dal primo all’ultimo.

A domani con la terza parte.

Un parere | Divergent series, prima parte

Eccomi tornata a pubblicare. Quanto durerà stavolta? Partono le scommesse.

Se sono sparita è stato per organizzare il sito nuovo. Questo non sparirà, ma cambia un po’ i suoi obiettivi. Non ci saranno più recensioni curate, ma scritte quasi di getto, basate quasi esclusivamente sul mio gusto personale.

Ed è per questo che torno a fare recensioni di film, partendo da una trilogia di cui vidi il primo anni fa  e mi rifiutai di vedere gli altri. Per qualche ragione, mi è tornata voglia di rivederli per sapere come sarebbero finiti.

E niente, avrei fatto meglio a non vederla. 

La recensione, anzi più analisi, è uscita un po’ troppo lunga per un articolo solo quindi lo taglierò in tre parti.

ALLERTA SPOILER

Voglio mettere in luce le debolezze del film a livello di trama. Vi svelerò quindi i colpi di scena del film. Siete avvisati.

Se amate Divergent, questa analisi non fa per voi.

Non insulterò le persone a cui piace, il piacere personale deriva da meccaniche complesse che racchiudono molte variabili, alcune anche estremamente private. Se vi è piaciuto, buon per voi. 


Per prima cosa, una piccola digressione sull’ambientazione.

Divergent parla di una società divisa in cinque fazioni: 

  • abneganti: si dedicano agli altri, governano la società;
  • pacifici: rifiutano la violenza in ogni sua forma, coltivano la terra;
  • candidi: dicono sempre la verità, sono i giudici; 
  • intrepidi: i più coraggiosi, proteggono tutti gli altri;
  • eruditi: gli scienziati, vogliono il potere degli abneganti.

Una volta raggiunti i sedici anni, i ragazzi devono sottoporsi a un test che dirà loro in quale fazione andare.

Ha tutte le carte in tavola per essere un distopico, peccato per un particolare: il test non serve a nulla. Vuoi diventare un intrepido anche se sei uscito pacifista? Ebbene, alla cerimonia puoi scegliere di diventarlo. 

L’unica parte un po’ distopica riguarda l’abbandono della famiglia da cui non puoi più tornare: se non ti piace dove ti hanno messo, puoi solo diventare un Escluso. Non appartieni a nessuna fazione, sopravvivi solo grazie alla carità degli abneganti.

In questo mondo si muove Beatrice, una sedicenne abnegante che durante il test (lo ammetto, estremamente interessante ma non particolarmente originale) scopre di non appartenere a nessuna fazione, o meglio… di appartenere a tutte. È una divergente, può essere chi vuole e in quanto tale è pericolosa.

Ed ecco la prima contraddizione: non hai l’obbligo di seguire il test, perché viene considerata pericolosa?  

Da qui in poi, il nulla. Per un’ora vediamo lei che si allena perché ha scelto gli intrepidi, ma che fa fatica e rischia di essere buttata fuori, intravediamo la romance, vediamo lei che all’improvviso risale la classifica, vediamo il mondo dall’alto: una città mezza distrutta circondata da alte mura per difenderli dai pericoli esterni.

Se, come me, ve lo siete chiesti, vi ricordo che Attack on Titan è uscito nel 2009, il primo romanzo nel 2011. Sarà una mia impressione, ma a me questi film sembrano sempre delle fanfiction a cui hanno cambiato due particolari in croce.

Ora, vorrei che vi soffermaste su un dettaglio: la città è mezza distrutta. Loro sono rinchiusi lì da almeno due secoli. Città mezza distrutta, rinchiusi da due secoli. In due secoli dovrebbero essere poco meno di una decina di generazioni. Nessuna fazione ha mai pensato a ricostruire? 

All’improvviso il film ha un’accelerata: se si scoprisse che Beatrice è una divergente, rischierebbe la vita (perché? Mistero). E da lì a poco avrebbe dovuto subire un altro test (mentale) per verificare di essere davvero un’intrepida, ma i divergent sono coscienti di vivere un’illusione, perciò reagiscono in modo diverso. Beatrice, ora solo Triss si allena con Quattro. E qui… sorge un ulteriore problema.

Quando Triss entra nel covo degli intrepidi, le viene detto “Puoi cambiare il tuo nome, ma pensaci bene perchè sarà definitivo”. Quattro si fa chiamare così perché sono quattro le sue paure, paure che scopre durante le prove del test, che avvengono dopo la scelta della fazione e dell’eventuale cambio di nome. Cioè, lui prima si fa chiamare Quattro, poi decide che derivi dalle sue paure, che sono appunto 4. Dimenticavo, Quattro è un divergente pure lui. 

Dopo il test, andato a buon fine, scopriamo che gli eruditi stanno progettando un colpo di stato (sopresa) in combutta con gli intrepidi. E in tutto questo io mi sono detta: 

“Sembrano cavie in un laboratorio, come nell’universo 25”. 

Quanto avevo ragione. Tranquilli che tanto ora salto particolari a piè pari.

Il colpo di stato degli eruditi ha successo e recuperano una scatola da casa di Triss. I sopravvissuti sono costretti a scappare verso le campagne dei pacifici. Così si conclude il primo film.

A domani con la seconda parte.

Recensione | Monstress (vol 1~4)

Scheda
Quarta
Recensione
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scheda

Autrici
Marjorie Liu
Sana Takeda

Edizione
cartacea (19€)

Casa Editrice
Mondadori INK

del volume 1

Maika è una sopravvissuta. La guerra si è presa il suo braccio sinistro. Ora lo spaventoso potere che è in lei vuole prendersi il resto. Tra steampunk e Kaiju, l’acclamata, sontuosa, magnifica rivelazione del fumetto nippo-americano.

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Marjorie Liu
Sana Takeda

Edizione
cartacea (19€)

Casa Editrice
Mondadori INK

del volume 1

Maika è una sopravvissuta. La guerra si è presa il suo braccio sinistro. Ora lo spaventoso potere che è in lei vuole prendersi il resto. Tra steampunk e Kaiju, l’acclamata, sontuosa, magnifica rivelazione del fumetto nippo-americano.

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Recensione | Il mistero di Virginia Hayley

Autore: Alessio Filisdeo
Edizione: cartacea (13,30€) digitale (2,99€)
Casa Editrice: NPS Edizioni
Dimensioni: 160 pagine, 1386 KB

Trama:

Londra. Autunno 1892.
Una serie di efferati delitti a sfondo rituale sconvolge la città e l’opinione pubblica.
Un investigatore oppiomane, un’elegante dama straniera, un americano dai modi spicci e un vecchio cacciatore aristocratico si ritrovano a indagare sull’omicidio della giovane Virginia Hayley, che Scotland Yard cerca pervicacemente di nascondere.
In una corsa contro il tempo, tra bassifondi degradati, sontuose sale da ballo e magioni infestate da antiche presenze, i quattro riluttanti compagni si ritroveranno invischiati loro malgrado in un inquietante complotto interno all’Impero Britannico, cercando al contempo di scongiurare il Crepuscolo di Ra e l’avvento del caos.

«Qualunque organo governativo rappresentiate realmente, di qualunque società segreta o circolo facciate parte, dimenticate gli accadimenti connessi a Virginia Hayley. Inseguirli, e badate che questa non è una minaccia, vi distruggerà.
Il mondo, dicono, è un luogo oscuro e crudele. Credetemi, non volete sapere quanto in realtà sia ancora più oscuro e crudele».

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Recensione | Dinastia del dente di leone ~ La grazia dei re

Autore: Ken Liu
Edizione: cartacea (24€) digitale (12,99€)
Casa Editrice: Mondadori
Dimensioni: 612 pagine; 1420 KB

Quarta:

L’Imperatore Mapidéré è stato il primo a unire i diversi regni dell’arcipelago di Dara sotto il dominio della sua isola d’origine, Xana. Dopo ventitré anni, tuttavia, l’Impero di Xana mostra segni di debolezza. Mapidéré è sul letto di morte, i suoi consiglieri complottano mirando ciascuno al proprio interesse, persino gli dèi sembrano adirati. Come se non bastasse, decenni di crudeli angherie e di dispotico potere hanno fatto sì che la popolazione non abbia nulla da perdere da una rivolta, ma molto da guadagnare.

(Per ragioni di spoiler, ho deciso di non inserire tutta la quarta)

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Recensione | End of the Road Bar (vol 1)

Autore: Daniele Batella
Edizione: cartacea (14,90€); digitale (0,99€)
Casa Editrice: DarkZone
Dimensioni: 3034 KB o 176 pagine

Trama:

All’End of the Road non si arriva per caso. È uno strano luogo, un vecchio bar nascosto nel vicolo di una metropoli, a metà strada tra una bettola e la sala di un cinema. È un locale d’altri tempi, lontano dalla frenesia delle notti di baldoria della città. Ma l’End of the Road ha anche un’anima. È questa l’unica certezza che colpisce i sette avventori che ci arrivano per caso, in una sera di aprile, condotti là da un curioso scherzo del fato.
Penny, l’algida e imperscrutabile cameriera, li accoglie e serve loro da bere. Ma sarà il pretesto di una violenta tempesta a far avvicinare i sette l’uno all’altro, a sciogliere imbarazzi e timori prima, e a condurli in un viaggio lungo il viale dei ricordi poi. Uno a uno cominceranno a raccontare la loro esistenza, fatta di amori, gioie, dolori, segreti mai confessati e peccati indicibili. Sette vite si snodano nel flusso dirompente della memoria, svelando poco a poco le trame di un sorprendente destino.

Questa è la prima recensione che scrivo dopo aver iniziato il master in editoria. Non so quanto possa essere cambiata nel valutare uno scritto, in ogni caso eccomi di nuovo qui a parlare di una nuova lettura!

End of the Road bar è il primo volume di una dilogia edita da DarkZone.

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