Spiaggia a settembre

Io, Alice Jane Raynor e Omnilegent riapriamo la rubrica sui Punti di Vista in cui scriviamo qualcosa partendo da un punto di vista speciale.

Tema

Una spiaggia a settembre

Le persone diminuiscono. Se ne vanno, poco per volta, e lasciano solo la quiete. Fa sempre più freddo, qualcuno resta e prende il sole, ma sono sempre meno. Fa un po’ ridere, c’è chi ancora va in giro in costume e coraggiosamente si butta nelle mie acque, mentre altri si coprono, chi con l’asciugamano chi rimanendo vestito.

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Un pomeriggio su Venere

Raynor

Tema: Pomeriggi

Dopo secoli, eccomi di ritorno con un nuovo racconto. Lo trovo un po’ legnoso, ma del resto a essere legnoso è il\la protagonista. Ho cercato di non dare una connotazione fisica o sessuale al personaggio, l’ho mantenuto volutamente sul vago.

C’è una novità di cui devo parlarvi, però. Ci ho pensato a lungo (un anno forse) perché l’idea di spostare le recensioni sul mio sito non mi ha mai convinto a pieno. Quel sito deve parlare di me, di quel che faccio… quindi ci sarà un’inversione di marcia, probabilmente… le recensioni saranno riportate qui, mentre il mio sito resterà solo per quanto riguarda le mie creazioni. Perciò il racconto lo trovate sul locurto.it!

Fatemi sapere cosa ne pensate e cosa scegliereste di fare voi al posto di Carrington!

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Jolly che scappa dalle altre carte

Io, Alice Jane Raynor e Omnilegent riapriamo la rubrica sui Punti di Vista in cui scriviamo qualcosa partendo da un punto di vista speciale.

Tema

Jolly che scappa dalle altre carte

«Ma ci sono sempre state queste due carte bianche? Dove sono finiti i Jolly?»

Da un angolino della stanza, i due amici osservano. Jack-di-quadri aveva dato loro dei pazzi, Regina-di-picche si era rifiutata di prestare le armi per una battaglia inutile, Re-di-cuori aveva intimato loro di rimettersi a posto. Solo perché erano i più giovani, non davano loro retta. Le carte sono vecchie, mangiucchiate qua e là e il primo ad averlo capito era stato Asso-di-picche. Era scappato per primo. Adesso hanno sostituito il seme con un banale disegno a penna, ma che a malapena è in grado di parlare.

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Mare di stelle

Racconto per la challenge Raynor’s Hall.
Sì, al solito: scritto di fretta, non ricontrollato ed è collegata alle altre due che metto in fondo. Spero di averla resa godibile stand alone.
Niente immagine stavolta, non riesco a farla come vorrei.

Guardò in alto.

Non era mai stato così tranquillo, nonostante la mancanza opprimente. Non aveva mai dubitato di quel che provava, non le aveva mai mentito; eppure avrebbe voluto tornare indietro e lasciarla. Era il suo più grande rammarico, la sua più grande paura.

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Leana

Eccomi, tornata con un nuovo racconto per la challenge! Se tutto va bene riprenderò davvero a scrivere articoli, spero con regolarità.

Raynor

Questo racconto partecipa alla challenge Raynor’s Hall.

Foto di Thomas B. da Pixabay

La tenda si scosta, così che un raggio di luna possa entrare a illuminare la stanza buia. Un piatto con dei piccoli dolcetti e un bicchiere di latte è appoggiato sul davanzale, tacito invito per le fate. Shh! Non fare rumore, entrare con passo felpato, rimboccare le coperte ai bimbi che hanno provato a rimanere svegli, sistemare gli attrezzi e lasciare qualche dolcetto. Il tutto prima che l’alba sorga.

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L’invito

Raynor
Photo by  Roberto Rizzo

Questo racconto partecipa alla challenge Raynor’s Hall.
Questa volta ho fatto qualcosa di un po’ particolare. Sulle storie di IG ho posto alcune domande, tra cui di scegliere tre parole che poi avrei usato. Alla fine, dei consigli ho usato solo le triplette che mi hanno suggerito, usando tutte quelle suggerite.
Quindi, eccomi di ritorno con un nuovo racconto brevissimo.


Su un piedistallo decorato da note colorate, la maschera era illuminata da un debole fascio di luce del sole morente. La sala era completamente spoglia, se non fosse stato per quell’unica teca presente. Il sottile profumo di belladonna impregnava l’aria. Aveva imparato a riconoscerlo, Leonardo usava una droga a base di quelle bacche per provocarsi le allucinazioni: “Vedo la musica!” diceva spesso dopo averla presa. Poi si metteva all’ukulele, quel maledetto ukulele, e chissà cosa sentiva al posto di quelle note stonate.

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